Avete presente quel senso di smarrimento quando, scendendo dalle scale mobili di un centro commerciale col carrello pieno di spesa, non ricordate più se la macchina è al G8 rosso livello -5 oppure al C7 giallo livello +3 ? E che mi dite di quando, un malaugurato sabato, volete comprare dello yogurt, allungate la mano per prenderlo ma un fiume di amalgama umano vi sposta di almeno dieci scaffali più avanti e invece dello yogurt vi ritrovate davanti ai salvaslip? Ok, sto esagerando un po’. Ma credo che questa descrizione leggermente iperbolica esprima un disagio comune: la nostalgia dei luoghi a misura d’uomo. Che poi non è solo questione di spazi ma anche di atmosfere. Calde, accoglienti, umane, riconoscibili. Degli autistici non luoghi descritti da Marc Augé non se ne può davvero più. Avverto un grande bisogno di ritorno al piccolo. Non è un’apologia della tanto discussa ‘decrescita felice’ ma quanto è vero che Less is More.

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LESS IS MORE, Cecile Andrews & Wanda Urbanska

In terra piemontese ho incontrato con grande piacere alcuni esempi virtuosi di questa nuova sana tendenza. Sono ormai diventata cliente abituale del Negozio Leggero. Si tratta di negozietti che vendono alla spina una selezione di prodotti, alimentari e non, con un buon rapporto qualità/prezzo. L’idea nasce da un gruppo di ricercatori il cui intento è promuovere uno stile di vita più sostenibile; gli spazi sono confortevoli e i ragazzi che ci lavorano ti sorridono e ti ringraziano. E’ uno di quei luoghi in cui istintivamente senti che comprare qualcosa è azione buona e giusta. Ne hanno fatto un franchising. Mi auguro di non incontrarli mai in un centro commerciale.
Altre idee piemontesi dall’anima buona divenute poi progetti imprenditoriali di successo sono le gelaterie Grom e lo slow-fast-food Mac Bun. In entrambi i casi l’attenzione è rivolta agli ingredienti genuini che privilegiano la filiera corta, il rispetto dell’ambiente e delle persone.

E poi c’è chi, con la sua nostalgia dei tempi che furono, ti fa una tenerezza incredibile. E’ il caso del signor Sergio e del suo bar di perifieria, il Bar Settebello. Siamo a Moncalieri, in un quartiere di palazzoni costruiti negli anni 60-70. Appartamenti comprati con grandi sacrifici dai lavoratori che in quegli anni arrivavano da ogni parte d’Italia, soprattutto dal Sud. Palazzi moderni dall’architettura ancora gradevole davanti alle colline e al Parco del Valentino. Non si erano fatti mancare niente. A quel tempo scendevi sotto casa e trovavi tutto ciò di cui avevi bisogno: il lattaio, il panettiere, il fruttivendolo, la tintoria, il tappezziere, il calzolaio e il Bar Settebello il cui nome racconta molto.
I negozi pian piano sono spariti. La tangenziale costruita davanti ha collegato la città ai centri commerciali fabbricati in quelle che fino a non molti anni fa erano le campagne. Ma il bar è ancora lì che resiste. Adesso insieme al signor Sergio ci lavorano i figli che si prodigano a rendere l’ambiente accogliente per rinnovare quel lontano piacere dello stare insieme.
A misura d’uomo.

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BAR SETTEBELLO, Moncalieri (TO)