Tanti piccoli oggetti ancora più belli.

I miei ricordi d’infanzia (probabilmente anche i vostri) sono costellati da una marea di cose favolose, cose che solo vent’anni fa sembravano incredibilmente tecnologiche: l’orsetto che parlava se ci infilavi dentro la musicassetta, ad esempio, oppure i videogiochi portatili, o il walkie talkie delle patatine. Tutto molto divertente, se non fosse che, a un certo punto, succedeva sempre qualche disgrazia: alla musicassetta si inceppava il nastro, o c’era da cambiare le pile al pulcino virtuale, oppure l’orologio della Barbie cadeva e si smontava qualche pezzo: a questo punto, si finiva sempre per aprire l’agognato oggetto col cacciavite cercando di aggiustare a casaccio gli ingranaggi.

Per qualche ignota ragione, una volta smontato tutto, rimanevano sempre una dozzina di molle o rotelline che sembravano uscite dal nulla e che non entravano più da nessuna parte. E allora addio orsetto parlante, addio pulcino da educare, addio walkie talkie (no, beh, in effetti il walkie talkie non ha mai funzionato nemmeno da nuovo).

Tutto questo per dire cosa?
Che se anche voi: a) avete vissuto almeno una volta una disgrazia simile, b) impazzite alla vista di una vecchia radio o c) quando vedete un oggetto vi chiedete sempre da quali ingranaggi e meccanismi potrebbe essere composto, allora non potrete non amare Disassembly, il nuovo lavoro di Todd McLellan.