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Che cos’è questo amore che ci ama? Con questa domanda si apre – e si chiude – la corsa di Malick verso la meraviglia. To the wonder. L’amore è un luogo dello spirito in balia delle maree come Mont Saint Michel, il cuore un’isola, raggiungibile danzando se la luna risucchia l’acqua dalle caviglie, oppure una fortezza di solitudini inespugnabili quando il mare soffoca e lambisce pericolosamente le sponde del respiro.

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Danza, Marina, danza, immersa fin dal nome nei flutti d’amore, danza cercando di scavare la pietra troppo umana del corpo di Neil che si erge, statico, tra lei e la meraviglia.E mentre Marina invade la terra straniera di Neil come solo sa fare chi è in stato  di necessità, ecco che lui si ritrae, sempre più a Nord, dove ancora rimane un angolo di terra non conquistata, stringendo tra le mani la sabbia rossa della libertà.

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E liberami dal male, liberami Signore dal falso, liberami dal dubbio perchè sono incapace di amare come tu ami. Sussurra padre Quintana in uno spagnolo che è musica, prega una preghiera terrena di chi non sa accogliere il troppo amore che dilaga dal mondo. E mentre predica che l’uomo debba divenire Cristo, amare il creato – per imperfetto che sia – così tanto da renderlo bello, in poche parole, meravigliarsi. E mentre predica Quintana il prete, Quintana l’uomo si rintana in casa, fugge la povertà, i denti marci, le mani protese, le grida d’aiuto, gli insulti, le imperfezioni della terra. Ed è straziante il suo lamento che conduce come un filo invisibile tutte le creature, verso un’unica, ineluttabile solitudine.

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E’ forse vuoto il cielo? Se pur vuoto non è il cielo con il suo catalogo di uccelli, il mare sorvolato da una solitaria tartaruga racchiusa nel suo guscio, i prati popolati di bisonti, invasi da cavalli, se pur la meraviglia ci guarda, noi restiamo soli col nostro amore imperfetto, circolare nelle sue distrazioni, due donne, l’una perdutamente innamorata, l’altra trascinata a forza verso la terra. La fine è sotto i nostri occhi ed accorgercene la più machiavellica condanna, una scintilla che c’è, in tutta la potenza del suo splendore e poi, un istante dopo, buio.

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Si alterna, come le maree, l’amor sacro e l’amor profano in questa guerra senza vincitori, solo pezzi di strade che si incontrano nel più perfetto degli istanti, al crocevia. Come una poesia in frammenti To The Wonder si dispiega e come spesso accade, forma e contenuto si identificano. Nello spezzarsi del filo narrativo, la profonda voce interiore che emerge come una preghiera e immagini di una bellezza sconvolgente e finita che ci spingono a gridare in uno stato di profonda malinconia: cos’è questo amore che ci ama?

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Ps. Dopo tanto vagare, si può, nell’ultimo spettacolo di un cinema vuoto, avvolti dal velluto rosso delle poltrone, guardare la luce diretta del sole ed uscire poi, colmi di meraviglia, la vista addirittura migliorata. Solo al cinema si può guardare il sole senza diventare ciechi, ma veggenti.