Il signore qui sopra ritratto (per gentile concessione di questo sito) è Lance Acord, classe 1964, uno tra i più acclamati direttori della fotografia cinematografica contemporanea. Forse al momento vi sfugge ma in realtà il suo nome l’avete letto più volte, se come me rimanete al cinema fino all’ultimo frame dei titoli di coda: mi riferisco a pellicole come “Being John Malkovich”, “Marie Antoinette”, “Lost in Translation” e più recentemente “Where The Wild Things Are”. Mica noccioline, insomma.

La sua è una carriera iniziata scattando fotografie in California, viaggiando in giro per il mondo e strizzando l’occhio ai video musicali: un percorso segnato in modo decisivo dalla visione di un documentario del 1988 di Bruce Weber, “Let’s Get Lost”, che gli fa decidere di abbandonare la golden coast per New York. Lì diventa assistente del celebre fotografo di moda, aiutandolo nella produzione di documentari e pubblicità.

L’ultima sua fatica commerciale si intitola “This is a Pair of Levi’s®” ed è stata presentata durante un evento al Guggenheim di Venezia (cornice straordinaria che vi abbiamo raccontato un po’ su Instagram), al quale Cosebelle Magazine ha avuto l’occasione di partecipare durante la trasferta veneziana.

Il video è in sintesi l’ultimo capitolo di Go Forth™, una piattaforma creativa lanciata da Levi’s® e sviluppata sulla base di una ricerca internazionale in cui è emerso che i giovani di oggi credono spetti a loro fare la differenza, in senso positivo, nel mondo. Da qui il concept del video che racconta diverse persone, diversi modi di affrontare la giornata e di porsi obiettivi da raggiungere con determinazione. Le immagini dirette da Lance Acord vivono in assenza totale di musica, il climax è affidato interamente alle parole e il finale è un crescendo nel quale si dipana un filo che tiene unito il tutto: “You’re gonna be great”, il mantra ossessivo che ogni singolo protagonista pronuncia.

Probabilmente lo stesso Acord deve aver pronunciato quelle parole ad un certo punto della sua carriera: se avesse deciso infatti di abbandonare la vocazione dopo lo sfortunato primo incarico da professionista (doveva filmare una band ma il footage a fine serata era composto solo da sbilenche inquadrature dei suoi piedi perché aveva invertito il significato del pulsante on/off) senza dare a se stesso un’ulteriore chance, non saremmo qui oggi a godere della sua squisita sensibilità visiva.