I tempi bui sono passati per gli XX, o meglio, si sente chiara in loro la voglia di uscire dalla comfort zone a tinte scure che li ha visti nascere. Dopo aver portato a casa il Mercury Prize con l’omonimo debut album, i tre ragazzi inglesi ci hanno lasciato col cupo Coexist nell’ormai sbiadito 2012. Cinque anni per cambiare le cose, per trovare il giusto ritmo con cui ripartire, per crescere e portare alla luce I See You.

Niente più bianco e nero, e nemmeno colori mescolati alla disperata ricerca dell’alchimia perfetta. È tempo di un riflesso sincero, di ritrovarsi negli occhi dell’altro e credere a quell’immagine. La dichiarazione d’intenti era chiara probabilmente sin da quando la band ha deciso di condividere una playlist Spotify che racchiudesse i brani ascoltati durante le registrazioni in studio. L’indizio, l’ispirazione, era proprio lì: I’ll Be Your Mirror dei Velvet Underground, “please put down your hands ‘cause I see you / I find it hard to believe you don’t know the beauty you are“.

I See You è un nuovo inizio, e stavolta si gioca a carte scoperte fin dalla prima traccia.

Dangerous, il ritmo è palesemente cambiato e l’impronta di Jamie Smith è più forte che mai. A metà disco, pezzi come Performance e Replica, riprendono il mood e le sonorità più cupe a cui gli XX ci hanno abituato in passato. Quel che cambia è lo spazio d’apertura, l’aria che finalmente sembra entrare. Le voci non sono più solo due, Romy Madley Croft e Oliver Sim si ritrovano ora affiancati dai sample di Jamie XX, che prende in prestito voci come quella di Daryl Hall degli Hall & Oates per il ritornello di On Hold (primo singolo estratto dal disco).

L’intimità che ha caratterizzato l’ascolto dei due precedenti album sembra lasciare ampio spazio ad una ritrovata leggerezza e apertura. Per farla semplice, se prima gli XX li ascoltavamo con le cuffie in camera o come sottofondo delle nostre riflessioni durante un viaggio, ora quel che viene voglia di fare è alzare il volume dello stereo e ballarci persino su. Con I See You gli XX sembrano aver dato prova della loro crescita, artistica e personale, dando spazio a ciò che ha valore positivo. Non c’è perdita di spessore o qualità, anzi, le parole ora sono accompagnate da un altro suono e non hanno più il peso di un macigno sul cuore.