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Martin Scorsese ha avuto due grandi amori: Robert De Niro e Leonardo Di Caprio. La sua liason con l’ex belloccio di Titanic dura ormai da una decina di anni nel corso dei quali i due hanno dato alla luce 5 film, perchè lo sappiamo tutti, tra una gravidanza e l’altra bisogna sempre far passare un paio di anni così che il corpo si riprenda e i fianchi non si sformino irrimediabilmente. Nonostante la giusta dose di precauzioni, Di Caprio è ingrassato, questo è un fatto. E non conta quanta palestra fai se la tua costituzione non ti aiuta caro Leo, i chili si vedono, insomma dov’è finito il tuo mento?

THE WOLF OF WALL STREET

Ma usciamo da questa calzante metafora e torniamo al cinema. Fatti due rapidi conti, Scorsese ha fatto fare a Leo il grande salto di qualità, facendolo balzare giù dritto dai muri delle adolescenti, posto comunque di tutto rispetto, alla platea del teatro degli Oscar. Come spettatore. Inoltre ha cercato di bilanciare a livello karmico la propensione di Leo verso la giustizia e la rettitudine morale, le balene, le isole del Pacifico usate come set, le modelle bionde naturali in via di estinzione e le Prius facendogli interpretare solo e unicamente personaggi spregevoli e un tantinello fuori di testa. Tipo la pena del contrappasso all’incontrario. Una specie di “Smettila di accarezzare Chewbecca Luke, io vedere che lato oscuro della forza molto potente è in te“.

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Facciamo un piccolo recap dei ruoli di Leo per Martin: Gangs of New York – bandito, The Aviator – genio fuori di testa con la sindrome di Michael Jackson, The Departed – poliziotto infiltrato nella malavita irlandese, Shutter Island – poliziotto completamente fuori di testa, The Wolf of Wall Street – broker senza scrupoli drogato logorroico e fuori di testa. E mentre non fatichiamo a credere ai ruoli fuori di testa di Jack Nicholson (il suo mattino ha l’oro in bocca corretto con il bourbon), ecco che Leo ci incanta, ci stupisce, ci lascia senza fiato trasformandosi sotto i nostri occhi da boy scout a figlio di madre ignota.

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E Martin gongola. E Martin lo guarda e di film in film prende a calci tutti gli altri interpreti e li butta fuori dal set. Ad un certo punto c’è solo Leo, e inizia The Wolf of Wall Street. Leo è un lupo e mangia la pellicola e fa lunghi monologhi, e parla, parla, ammazza quanto parla Leo in questo film, parla così tanto che ad un certo punto mi distraggo e mi concentro su dove sia mai finito il suo mento ma Martin no, continua a inquadrarlo con gli occhi a cuoricino, se entra un altro personaggio in scena pare debba chiedere il permesso, Scorsese si volta come una furia e licenzia lo sceneggiatore. Cinque minuti contati a Matthew McConaughey solo perchè è magrissimo e dice frasi disarticolate. Poi tutti di nuovo su Leo mi raccomando.

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Leonardo è un dio, i suoi monologhi iniziano ad apparire sulle bacheche di Facebook dei ragazzini, perchè dimenticavo di dirlo Leo parla e si droga, intendo fa proprio le due cose insieme, monologhi mentre pippa cocaina dalle chiappe delle spogliarelliste, monologhi mentre si cala il Quaalude, lo Xanax, il litio, il Prozac, mentre fa le orge o all’amore con la consorte top model, insomma TUTTO il tempo, ovvero 180 minuti di droga e logorrea. E anche se ha la bocca occupata parla lo stesso, un ventriloquo.

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Ad un certo punto controllo di non aver messo su per sbaglio Paura e Delirio a Las Vegas ma propendo per il no poichè sono tutti troppo vestiti bene. A metà film, che già è un tempo considerevole, mi alzo a controllare se ho un pò di Xanax anch’io. Il montaggio è serrato, sono tutti fatti, bellissimi, su di giri, amplessi come se non ci fosse un domani, alcol a tirar via, insomma non puoi dormire neanche se ti ci metti d’impegno. E’ la cura Ludovico, baby. Ho la tachicardia, secchezza delle fauci, iperidrosi.

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Con gli occhi sgranati, le tempie che pulsano, inizio a sperare che faccia un grave incidente d’auto, che venga colto da infarto del miocardio, che folgorato sulla via di Damasco si ritiri in un eremo che osserva il voto del silenzio. Niente. Ad un certo punto pare che voglia smettere con la finanza e la droga ma poi i giornali cominciano a scrivere tutta la solita pappardella del regista che non giudica, della redenzione impossibile e Martin mi aizza Leonardo contro per altri 40 minuti. Lo Xanax è finito e non ho nemmeno una cavolo di Camomilla.

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Ora, Leonardo è bravissimo ma come faccio ad andare a dormire? Quella notte ho sognato Di Caprio, era protagonista di un nuovo film di James Cameron ambientato in un futuro prossimo in cui la terra era stata privata di tutte le sue risorse, lui era dimagrito un casino, all’inizio era un bastardo ma poi si redimeva per amore, sul finale c’era una moralona ambientalista e il suo faccino deperito compariva con sotto un iban per la raccolta di fondi a favore della salvaguardia delle foreste pluviali. Alla fine Leo vinceva un Oscar e lo invitavano a mangiare la pizza e a fare le selfies di gruppo. Scorsese richiamava Bob De Niro e lo salvava da Ti presento i miei 7. I due facevano outing ed erano tutti felici e contenti.

Quella notte ho dormito male.