Nick Cave riesce a trasformare in poesia anche i sacchetti per il vomito delle compagnie aeree.

image

Si parla tanto di Nick Cave ultimamente. Perché ha scritto un album capolavoro, Skeleton Tree, dopo la morte tragica del figlio, precipitato da una scogliera. Perché ha presentato all’ultimo Festival di Venezia un documentario (nelle sale italiane oggi e domani) One More Time With Feeling, che promette di essere molto di più di un film documento su una rockstar.

Perchè Nick Cave non è solo una rockstar. È un poeta, un animale da palcoscenico, un outsider, un drogato, un buffone, un egocentrico, un’anima fragile. Con quella voce da basso che si trasforma in malinconia e rabbia e tormento ed estasi. Gli somiglia ogni cosa che suona, o scrive. Bianca e nera come la sua pelle e i suoi capelli. Azzurra splendente come i suoi occhi senza tempo.

Ha scritto The Sick Bag Song sugli aerei, nelle traversate oceaniche dei suoi tour americani, ha preso i pensieri e li ha sbattuti sulle buste per la nausea ben piegate delle compagnie aeree. Ha vomitato paranoia, amore, musica, filosofia e ne ha fatto un libro. Un libro che fluisce come un flusso di coscienza ininterrotto, a metà tra il diario e la poesia, con una spruzzata di stile beat.

image

The Sick Bag Song va letto tutto d’un fiato, magari con il sedile di un treno sotto al sedere. Va letto in maniera eccessiva e vorace, come quando si prende una sbornia e i ricordi confusi di quel che rimane sostano il giorno dopo su un cuscino insieme all’emicrania.

Difficile dire che di che cosa si parli quando si tratta di Nick Cave. Trapela una saggezza surreale da sciamano, l’Amore, la Morte, l’ispirazione, le Muse danzano insieme a prostitute, chitarre e draghi. Si affollano intorno ai cessi dei locali e nelle pacchiane suite degli alberghi.

Il risultato è folle, vorticoso, tragico, bellissimo. Ancora una volta, con sentimento.

«Hank Williams pende da un lato del retro di una cadillac azzurro polvere e la faccia di Lou Reed appare su un asciugamano in un bar di Lower Manhattan. Fate in modo che il mondo sappia che fino alla fine hanno lavorato con amore. Fate in modo che il mondo sappia che conoscevano il perché dell’addio, che in amore spesso dobbiamo andarcene. Sì, in amore spesso dobbiamo andarcene. Questa notte annegheremo come poveri cristi nelle lacrime, ma ho una partenza all’alba, su un volo Delta per Detroit».