IL LIBRO DELLA GENTE CON PROBLEMI

Per chi non lo sapesse, The Paris Review è la più accreditata rivista letteraria made in U.S.A. Nonostante sia stata Parigi a darle i natali, nel 1953, appena raggiunta l’età della ragione prende armi e bagagli e si trasferisce nella grande mela, a New York City, alla ricerca dei più brillanti e freschi talenti in circolazione.

C’è da dire che con squisito snobismo questa storica pubblicazione sia riuscita a scovare alcune tra le più pregiate penne disseminate qua e là nel corso della storia: da Philip Roth a Jack Kerouac, da Gabriel Garcìa Marquez a David Foster Fallace.

Bene, oggi Fandango pubblica una raccolta geniale fin dal titolo: “il libro della gente con problemi”e sia chiaro che sono Problemi con la P maiuscola, perché si sono cimentati nel raccontarceli la créme de la créme della letteratura mondiale.

E se non avete voglia di farvi una cultura estesa, di scavare tra le biografie di ogni nuova promessa che si fa largo nel così denso mondo dell’editoria, avete l’opportunità di fare un bell’assaggio, girovagando tra i vari racconti, per scegliere poi l’autore che più vi ha catturato, e scoprire chi è, dove si nascondeva, cosa ha scritto d’altro che vi siete persi.

C’è un succulento menu di problemi tra cui scegliere, piccoli e grandi, di certo, questo vale per tutti, irrisolvibili.

Donne con problemi di ex fidanzati, uomini con problemi di bancarotta e sfratto, splendidi perdenti gonfi di metanfetamine, madri snaturate, cercatori di (s)fortune, persino cani minacciati dal freddo e dal gelo e ancora più grotteschi psichiatri, che dovrebbero andarci loro sul lettino…tutti in carovana, come maledetti, con l’unica opportunità di rassegnarsi a perdere. C’è chi lo fa con più o meno stile, c’è chi ci ride sopra, persino i bambini in questi racconti si rendono da subito conto che finiranno inascoltati e che la vita è crudele, con chi non può o non vuole stare al passo. E anche il sesso è triste, e anche il sesso è macabro ma sempre meglio di un incendio, che lascia solo cenere di te che sopravvivi. Vien quasi voglia di spaccare tutti i vetri, ma poi, c’è una catarsi quando appoggi il libro sul comò…come in una terapia d’urto, l’ansia che annoda la gola si scioglie e compare al suo posto una specie di stato di grazia, nel quale l’angoscia degli altri scompare e si porta dietro anche la tua. Perché vivere male tutti insieme ci consola, ci strappa quasi un sorriso tirato, e nel dolore degli altri a tratti si perde ogni motivo che ti lega al tuo.

Un bel respiro profondo e si dorme. Un po’ come chiamare la propria migliore amica, quando sei appena stata lasciata, e è il giorno del tuo compleanno, e chiederle di raccontarti nei dettagli i suoi problemi col capoufficio, per scordarti dei tuoi. Solo che qui l’amica è una cricca di geni, che ha dalla propria parte tutto il consesso delle Muse della poesia. Potrebbe giovare, che ne dite?