The Last Shadow Puppets

È verità universalmente riconosciuta che l’umanità si divida in due macrocategorie di persone: quelle a cui piacciono da matti le sorprese e quelle che la pensano coi Radiohead.

Prendiamo questa dicotomia inconciliabile e applichiamola a un ambito specifico: la musica. Ecco, ma quanto sarebbe bello se le nostre band del cuore ci sorprendessero nel modo più fico, e cioè dando un bell’high five alle nostre aspettative?
Qui il principio di non contraddizione va a farsi benedire: l’April Fools’ Day sarebbe l’occasione perfetta per fare cappotto con un pesce d’Aprile inverecondo, e invece i The Last Shadow Puppets il primo aprile fanno uscire un disco dal titolo emblematico, Everything You’ve Come to Expect, secondo LP del side project di Alex Turner e Miles Kane.

The Last Shadow Puppets - Everything You've Come to Expect

Preannunciato dall’uscita di tre-singoli-tre, Everything You’ve Come to Expect è un disco che riprende e stravolge da dove avevamo lasciato, nell’ormai remoto 2008, quelle due facce da sbarbatelli britsbruffoncelli, con quel loro album così bello, The Age of the Understatement. Quei due che, non si sa come, non si sa perché, a un certo punto si sono rivelati come un’imitazione non troppo farlocca (e barocchissimamente sixties) della coppia diamantina del pop inglese, John&Paul.
Ma parlavamo di sorprese. Dunque, in Everything You’ve Come to Expect la bella sorpresa è che, superata l’età della sottostima (ma quando mai l’hanno avuta?), i The Last Shadow Puppets hanno cazzimma da vendere per un’iperbolica rivincita dei trentenni.
I The Last Shadow Puppets del 2016 riprendono i vibrato di The Age of the Understatement e li impastano con Burt Bacharach che prende gli acidi con Bowie. Mica sono fessi, mica rinunciano a quel sound riconoscibilissimo, wannabe rétro finemente cesellato; e però, sfrecciano sicuri da sperimentare con le orchestrazioni verso nuove direzioni, inseguendo il perfect tune.

Alex Turner - Miles Kane

Dice che i due inglesini abbiano attraversato l’oceano per andare a registrare Everything You’ve Come to Expect. Destinazione: Malibu. Chiamali scemi. L’oceano c’è, per esempio nel video del singolo che dà il nome all’album, ambientato sulle rive di una spiaggia, nella quale sono – letteralmente! – immersi fino al collo e ammaliati da una sirena della West Coast. Tra un organo e una distensione d’archi, mentre il sole tramonta e si lasciano sommergere dai flutti.

Per carità, per le belle spiagge ventose bastava l’Europa: fly me to Canary Islands e di oceano ne trovi quanto ne vuoi. La costa ovest, però, è anche sinonimo di psichedelia e quella, oh, quella si sente moltissimo. Ci senti le onde, il Big Muff e il tempo che quasi si dilata.
Aviation è il singolo killer, molto più e molto meglio di Bad Habits: quell’intreccio di voci ci ha abituati bene e con quel giro di basso e gli archi ci porta lontano, in una dimensione da film di 007, tra inseguimenti sexy, Martini agitati, non mescolati e smoking bianchi.
«Guess there’s nothing like the element of surprise»: del resto, finisce che se la cantino e se la suonino già abbastanza da soli.

I The Last Shadow Puppets si concederanno due date sui palchi estivi del bel Paese: il 5 luglio al Ferrara sotto le stelle e il 6 all’Alcatraz di Milano. E, nel frattempo, li ritroveremo anche il 3 giugno a Barcellona per il Primavera Sound: confermata PJ Harvey, confermati i The Last Shadow Puppets, abbiamo già motivo di aspettarci un #primaverabello oltre ogni previsione.
A proposito: potremmo avere altre belle sorprese come questa?