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Ad entrare nel glorioso Teatro 5 di Cinecittà, a Roma, ci si ritrova nel Wyoming con la neve a terra, un emporio in stile western e la stalla dove far riparare i cavalli. Oltre a questo, 888 poltrone di velluto rendono ancora più allettante la promessa di una pellicola in 70 mm proiettata in Cinemascope. Distribuita solo in alcuni fortunati spazi e messa a disposizione in anteprima, questa versione dell’ottavo film di Quentin Tarantino, The Hateful Eight, ci trasporta negli occhi e nella mente del regista, regalandoci tutta la magia del cinema pensato come esperienza totale.

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L’ouverture esalta la percezione dello spazio sconfinato che il formato speciale consente, con una danza innevata di paesaggi sulle note di Ennio Morricone e un Cristo sommerso da una coltre bianca, ad introdurre lo sguardo del divino che crolla sotto il peso annunciato della violenza umana. Non appena la tormenta incalza e lo sguardo si abitua al gran respiro, mentre il freddo entra quasi nei polmoni e brucia già un po’, ecco comparire sulla scena ad uno ad uno i personaggi, colmi d’odio e insieme odiosi, pensati per essere condannati. Ciascuno porta con sé un’identità vera o presunta, un pregiudizio e una sentenza, l’aria si fa densa di voglia di riscatto, la verità è un accessorio carico, pronta per essere usata all’occorrenza, come una pistola.

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A proposito di pistole, seppur si arriva a una locanda e lì si resta per due ore e più, questo è uno strano film d’azione. Un film di genere, a tutti gli effetti – nello specifico un western – che tuttavia trascende tutti i generi al quale sembra appartenere, cambiando di continuo identità. È un film d’azione perché se la camera inquadra una pistola, state ben certi che quella pistola a un certo punto sparerà, per quanto insieme a lei sulla scena si affollino parole, che ci fan dimenticare la pistola e la possibilità dello sparo, rendendolo all’improvviso un colpo di scena inatteso. Il film segue dunque la mente dei personaggi consegnandoci al pregiudizio prima e alla sentenza poi, rendendoci diffidenti e giocando con le nostre debolezze.

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Nulla è ciò che sembra e The Hateful Eight non è un western, anche se dice di esserlo. Tarantino ci consegna l’ennesima acuta, furbastra, aporetica riflessione sulla violenza, dove ogni uomo è solo se non nel sangue che spargendosi copioso livella ogni differenza. Ribalta ciascun cliché politicamente corretto proponendoci le minoranze – etniche e di genere in questo caso – come i più efferati assassini, (forse gli unici per cui parteggiare) vergognandoci noi stessi di quella preferenza perché sinceri nello sdegno verso una società che li umilia, sinceri nel proclamare la vendetta come unico tratto comune al genere umano.

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Seduti intorno a un tavolo, dunque,  con la vendetta in tasca, ecco che i personaggi disquisiscono di giustizia, legge, uguaglianza, morale. E in questo simposio noi stiamo a guardare con l’occhio del boia chi vive e chi muore, pronti a cambiare bandiera per il miglior offerente, per chi ci mostra la carta linda e pinta dell’assassino, per chi più ha patito le offese e ora offende, senza che vi sia un cartello a indicare “ecco il buono”, “ecco il cattivo”.

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E se il sangue, la morte esibita, esagerata ci porta tutti a finire nella stessa melassa appiccicosa, è pur vero che lo stesso fa la vendetta, che sta lì come un monito a separare il giusto e l’ingiusto, il vero e il falso in due altrettanto inutili punti di vista. Grande Tarantino, che mentre noi tutti stiamo lì con l’indice puntato a giudicare, e ora siamo il boia, il messicano, il nero, il bianco, l’assassina, il bugiardo, lo sceriffo ora il bandito, ci metti nelle mani una pistola, un motivo per usarla e poi stai lì a guardare.

THE HATEFUL EIGHT

C’è poco da giocare, siamo sempre iene, da qualunque lato osservi, che tu sia da una parte o dall’altra di un esercito, un mercenario o un assassino da impiccare, ci saranno sempre giudici e sospetti, e l’un con l’altro a rinnovar le accuse nel gioco delle parti…ma il sangue è sempre sangue c’è ben poco da fare.

Signore e signori, il genio del pulp è tornato.