The Big Sick è da poco nelle sale italiane ed è stato definito dalla critica internazionale uno dei migliori film romantici del 2017. Diretto da Michael Showalter, interpretato da Zoe Kazan e Kumail Nanjiani, il quale è anche sceneggiatore insieme alla moglie Emily V. Gordon, il film racconta il primo reale incontro tra Nanjiani e Gordon ed è stato presentato al Sundance lo scorso gennaio.

Kumail (Nanjiani) è figlio di immigrati musulmani di prima generazione, che hanno creato a Chicago il loro piccolo angolo di Pakistan. I genitori di Kumail sono tradizionalisti; spingono affinché il figlio lasci il mondo della comicità per dedicarsi ad un lavoro più “serio” e riesca a trovare la perfetta moglie musulmana. Ma Kumail ha ben altri piani per sé: sogna una carriera nello spettacolo e si innamora di Emily (Kazan).

The Big Sick è portavoce del classico umorismo americano, non a caso sia Nanjiani che Showalter nascono proprio come comici di stand-up nei club e bar notturni. É un susseguirsi di sketch e dialoghi brillanti, ma la risata non è il solo aspetto caratteristico del film, anzi, proprio nell’andare oltre il divertimento, risiede il suo punto di forza.

The Big Sick va molto più in profondità, affrontando con leggerezza dei temi fondamentali nell’America contemporanea, come l’integrazione e il distacco culturale tra generazioni di immigrati.

the big sick

Il motivo in più per cui vedere The Big Sick è la presenza di una splendida Zoe Kazan, che interpreta Emily. É possibile che il suo nome non dica moltissimo ai più, ma, ve lo assicuro, è una giovane attrice, sceneggiatrice e donna che vale la pena di conoscere. 34 anni, una carriera tra l’indie e Hollywood, Zoe è l’ondata di freschezza e intelligenza di cui il mondo cinematografico, soprattutto nell’ultimo periodo, sembra aver bisogno. Figlia e nipote d’arte, si laurea in teatro a Yale e comincia subito a scrivere sceneggiature e ad avere piccole parti da attrice. Nel 2012 presenta Ruby Sparks, diretto da Jonathan Dayton e Valerie Faris (Little Miss Sunshine e La Battaglia dei Sessi), il suo primo film da sceneggiatrice, in cui è anche protagonista insieme al suo partner decennale, Paul Dano. Ruby Sparks è uno di quei film piccoli ma belli, di quelli semplici e luminosi che fanno riflettere e sorridere. Proprio non mi capacito di come sia passato così in sordina un film che ti fa venir voglia di andare in bicicletta e comprare calze colorate e allo stesso tempo ti fa interrogare sulla situazione femminile nel cinema e nella vita. Perché Ruby Sparks non è solo una commedia romantica, ma anche una riflessione critica sul concetto di Manic Pixie Dream Girl, ovvero l’idea che la protagonista femminile esista solo in funzione del ben più importante personaggio maschile. Ruby, nasce magicamente dalla fantasia di Calvin, scrittore in crisi, che la plasma, adattandola ai suoi parametri di donna ideale, ma lei inevitabilmente si distacca, si ribella, ricercando la sua individualità e cambiando le sorti di una relazione impossibile.

Con altre commedie di discreto successo, tra cui What If (2013), e la recente prova in un film horror, The Monster (2016), Zoe Kazan sta costruendo passo per passo la sua carriera.
É riservata e decisa, non è un caso che Lena Dunham le abbia dedicato un “ode” definendola “l’amica di cui tutti hanno bisogno”. Inoltre, le due avrebbero dovuto collaborare sulla serie TV Max, scritta da Dunham per HBO, in cui Zoe sarebbe stata una giornalista protagonista delle lotte femministe negli anni ’60. Che fine ha fatto?
Zoe Kazan spesso denunciato la mancanza di ruoli femminili di livello nel cinema americano, specialmente in un panorama cinematografico che offre molto (troppo?) spazio al cinema d’azione, ai supereroi e ai remake. Ha quindi più volte sollecitato ad un ritorno dei film che abbiano a che fare con la vita interiore dei personaggi e proprio The Big Sick è la dimostrazione che la classica commedia sentimentale può ancora funzionare.

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Testo di Elena Spanio