The Americans è una serie tv ambientata nei primi Anni Ottanta. E questa già è una cosa bella. Ma non aspettatevi il remake di soap opera come Dallas o Dinasty oppure un banale action drama in cui i buoni sono sempre buoni e i cattivi sempre cattivi, modello A-Team o Supercar. Gli unici particolari che accomunano lo show della rete americana FX ai suoi antenati di trenta anni fa sono i tagli di capelli scalatissimi alla Farrah Fawcett, la tecnologia antiquata e i maglioni con spalline incorporate. The Americans è, infatti, una spy story dalla trama molto intricata (e intrigante, degna dei romanzi di John le Carré) costruita attorno a un’intensa e drammatica relazione sentimentale che potrebbe cambiare i destini del mondo.

Courtesy of FX

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I protagonisti della serie sono Elizabeth e Philip Jennings, all’apparenza la classica coppia americana con figli: villetta a due piani nei sobborghi di Washington, macchina parcheggiata sul vialetto, un tranquillo lavoro come agenti di viaggio. In realtà sono due spie sovietiche addestrate, accoppiate e sposate dal KGB. Vivono sotto copertura nell’America reaganiana da quindici anni e lo scopo della loro vita è servire la Madrepatria, fornendo informazioni ai loro superiori e, se necessario, uccidendo i nemici del comunismo. Le loro giornate sembrano scorrere senza particolari sorprese, tra intercettazioni notturne di routine e figli da recuperare al centro commerciale, al punto che i due riescono quasi a trovare il tempo per coltivare un vero rapporto d’amore, come se il loro matrimonio fosse reale. Ma la vita di una spia non conosce tregua e il pericolo è sempre in agguato: un compagno muore durante un inseguimento, un agente dell’FBI diventa il loro nuovo vicino di casa, un’ enigmatica figura si insinua come tramite tra i due agenti e Mosca. La costante tensione comincia a divorare lentamente i protagonisti e il loro rapporto coniugale, fondato sulla devozione alla causa sovietica, comincia ad incrinarsi.

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La crisi tra Elizabeth e Philip è l’epicentro narrativo da cui si snoda un costante dualismo stratificato su vari livelli. Il bello di The Americans è questa tensione tra i due blocchi geopolitici usata come metafora per affrontare tematiche legate alla quotidianità. La guerra fredda non è solo quella tra Usa e Urss, ma viene combattuta nel silenzio di milioni di case in ogni angolo del mondo, nel 1981 come ai giorni nostri. Nel gesto di una spia che infrange gli ordini di Mosca (Philip in particolare è attratto da alcuni aspetti della cultura americana) o in quello di un agente dell’FBI che a poco a poco si lascia affascinare dal nemico, non c’è il desiderio di ribellione verso i propri ideali, ma il bisogno di sentirsi – anche solo per un breve momento – degli individui capaci di decidere il proprio destino. E non semplici, grigie pedine di un gioco di ruolo. L’utilizzo continuo di travestimenti da parte di Elizabeth e Philip durante le operazioni di spionaggio e le perenni bugie rivolte a figli e amici, sottolineano ancora di più la fragilità individuale dei personaggi, soldati invisibili imprigionati dietro una maschera di posticcia normalità. Se The Americans colpisce e appassiona, gran parte del merito è da attribuire alla solidissima sceneggiatura ricca di continui colpi di scena (l’ideatore della serie è un ex agente della CIA!) e soprattutto all’ottima interpretazione di Keri Russell e Matthew Rhys, entrambi capaci di far emergere con un semplice sguardo i propri contrastanti sentimenti. Una delle serie più affascinanti in circolazione, consigliatissima ai fan delle relazioni pericolose e degli intrighi internazionali.

Tutto è lecito in amore e in guerra! 

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