Di Francis Ford Coppola, 2009.

Trentasette anni dopo “Il Padrino”, Francis Ford Coppola non riesce a scordare il suo primo amore e il suo più grande problema: la famiglia.

La maturità acquisita gli regala un film (ingiustamente ignorato dal pubblico) al contempo asciutto e barocco, autobiografico e universale, visionario e neorealista, di luce e d’ombra.

Angelo “Tetro” Tetrocini è il personaggio consegnato ad un perfetto Vincent Gallo, impareggiabile volto di un’ambiguità che è in grado di restituire il fondo nero della follia con un impercettibile lampo nello sguardo.

Per sfuggire alle grinfie di un padre celebre, famoso e devastante fugge in Sudamerica facendo perdere le sue tracce, tutta la vita passata rinchiusa in una valigia polverosa, celata tra i codici coi quali ha criptato il suo unico romanzo.

Innamorato corrisposto della psichiatra che l’ha salvato dalla pazzia, ha una sola, ostinata missione: dimenticare.

Ma il passato costruisce ponti invisibili col presente che precedono la volontà, percorsi col fiato corto e il cuore in gola dal fratellino di Tetro, Benny, che ha una sola, ostinata e speculare missione: conoscere la verità.

Tutti i tasselli andranno al loro posto in un finale degno di una tragedia euripidea, con un teatro pieno d’attori a mettere in scena il romanzo della vita dei Tetrocini.

La potenza dell’inconscio e del passato che sono più veri del vero, più vivi che la vita stessa è restituita in questo splendido film da una magistrale resa cinematografica.

Il presente è illuminato da un poetico ed accecante bianco e nero, mentre, inaspettatamente la vita interiore dei personaggi, l’immaginario, i flashback, sono resi vitali dal colore più saturo, nei suoi toni più teatrali, a dirci che il passato è luminoso, vivo, chiaro, presente, assassino.

Tetro è la falena della scena iniziale, la più allegorica di tutto il film, che sbatte senza sosta e senza soluzione ipnotizzata dalla lampadina, tradita da una luce che è irrimediabilmente e suo malgrado, verità.

Per una volta si ribaltano i ruoli, l’oscurità che gli dà nome protegge come una coltre di neve, la luce rivela e distrugge.

Dove c’è molta luce, l’ombra è più nera, direbbe Goethe.