La realtà virtuale spesso è associata a giochi, esperienze cinematografiche o tecnologie ancora difficili da usare tutti i giorni. Un incontro interessante con il nuovo progetto Widiba Home: la filiale in Virtual Reality, ci ha fatto riflettere su come potremo iniziare a usarla nel modo migliore. Ecco cosa ci ha raccontato Daniela Pivato, Direttore Information Technology di Widiba.

La realtà virtuale, sul serio?

Vi ricordate? Alla fine degli anni ‘90 ci fu un grande scalpore intorno alla visione futuristica del tipo di casa ideale descritta da Bill Gates nel libro The Road Ahead. Io ricordo di aver ritrovato dopo qualche anno le immagini di frigoriferi che comunicavano con smartphone, che ti avvertivano del latte scaduto prima di uscire, al mattino, e di sistemi super intelligenti per la casa.

Ma a distanza di soli vent’anni tutto questo si sta avverando. Alcuni esempi? Gli activity tracker che la maggior parte di noi usa nelle attività fisiche, oppure una piccola magia recente: il mobile payment.

Una tecnologia che ci permette di non dover uscire di casa e sentirci in colpa se non abbiamo nemmeno 10 euro di carta nel portafogli (e la sicurezza che il primo barista della giornata ci augurerà le peggio cose).

Il passo è breve per arrivare alla realtà virtuale: grazie a un semplice visore, oppure una game station, e una tecnologia che integra i sensori di movimento, possiamo guardare e vivere un altro mondo, in modo interattivo, diverso da quello in cui ci troviamo realmente. Fino ad ora la realtà virtuale è sempre stata collegata in modo chiaro a videogiochi, esperienze cinematografiche, oppure performance artistiche e non nascondiamolo: ci ha lasciato qualche dubbio il fatto che ci fossero le volontà di iniziare a usarla per progetti concreti. Citando Alejandro González Iñárritu, uno dei registi che la sta usando in diversi progetti:

“Dobbiamo usare la realtà virtuale per rendere di nuovo rilevante la realtà.”

Widiba Home e Widiba Dialog

Adesso dovrebbe essere chiara anche per voi la sensazione positiva che ho avuto con il progetto di Widiba: la filiale in Virtual Reality. Il progetto parte da un’idea molto semplice: Widiba è una banca nata con l’idea di gestire tutte le attività bancarie con il solo banking online: se ci pensate un aspetto rivoluzionario per alleggerire le persone dalle pratiche burocratiche legate al tempo speso, fisicamente, in una filiale che spesso ha orari e dinamiche assolutamente non in linea con la nostra giornata lavorativa reale. Dal banking online quest’anno la scelta di creare una nuova opportunità: non solo il contatto personale con consulenti (online) ma anche  la creazione di vere e proprie filiali virtuali.

 

Io in questo momento sto cercando di immaginare quali sarebbero i primi negozi e servizi dove vorrei avere una tecnologia di realtà virtuale per poter vivere di persona l’esperienza di consulenza o di acquisto e starmene comodamente a casa mia. Vi immaginate di poter fare shopping salvando i vostri vestiti preferiti, in negozio, magari indossando un paio di Spectacles (gli occhiali di Snapchat, per capirci), entrare virtualmente in un ufficio postale o interagire con un assistente virtuale per fare qualcosa di veramente utile, senza dover ripetere 10 volte a Siri l’indirizzo di una via? Io penso proprio di si!

La nostra intervista a Daniela Pivato

Abbiamo fatto alcune domande a Daniela Pivato, Direttore Information Technology di Widiba, per capire meglio come è nato il progetto e avere il punto di vista di una donna che ha scelto una carriera professionale non convenzionale.

Widiba Home, banca online e realtà virtuale

Daniela Pivato, durante un’intervista per Futuro Digitale, 2016

Cosebelle: Qual è stato uno dei cambiamenti della tecnologia e del settore bancario che ci ha permesso di pensare oggi a un progetto come Widiba Home in modo concreto, nella realtà quotidiana?
Oggi abbiamo tutti una grande opportunità: dobbiamo chiederci ogni giorno come possiamo sfruttare la moderna tecnologia per dare maggior qualità al nostro servizio e al nostro cliente.

Il cambiamento più radicale è legato alle nostre nuove abitudini: se prima per richiedere un mutuo o aprire il conto dovevo prendere mezza giornata di ferie per andare in filiale, ora lo posso fare la sera dal mio pc, comodamente seduto sul divano. Questo nuovo modo di vivere grazie al supporto della tecnologia si applica a tutti i settori.

Se prima dovevo sfogliare un catalogo viaggi per vedere le foto del posto dove volevo andare in vacanza, oggi posso andarci immediatamente attraverso un’app di realtà virtuale in 3D.

Oppure posso visitare un museo senza guida o cuffiette per la descrizione delle opere ma semplicemente avere tutte le informazioni con un’app di realtà aumentata.

La tecnologia è ormai matura per stimolarci a pensare a nuove modalità di interazione, in tutti i business. È così che è nata l’idea di Widiba Home cioè la possibilità di entrare in filiale con i visori, ed è così che è nato il progetto Widiba Dialog per l’interazione tra cliente, consulente e banca.

Non tutte le persone hanno un accesso alla tecnologia uguale o non sono state abituate ad accettare “facilmente” le innovazioni. Quali potrebbero essere rischi e i vantaggi di una scelta esclusiva per l’utente, cioè avere a disposizione solo tecnologie di ultima generazione?
Abbiamo sempre perseguito l’obiettivo di essere “la banca di sempre con gli strumenti di oggi” e Widiba Home ne è l’ennesima dimostrazione. Il nostro progetto di realtà aumentata ha proprio lo scopo di semplificare ulteriormente il rapporto del cliente con la banca online, di metterlo a suo agio, ricreando l’habitat e le modalità di interazione della sua banca fisica.

L’accesso alla banca avviene attraverso il “classico” login al sito ma tutte le operazioni che normalmente vengono gestite con un sito di banking online, si possono fare invece “con gli occhi” e “con la voce” parlando con l’operatore virtuale presente nella filiale 3D, quindi il cliente può utilizzare il linguaggio naturale per chiedere informazioni e disporre pagamenti, proprio come faceva in passato entrando nella filiale reale.

Lo sviluppo tecnologico del progetto di Widiba è stato curato da team italiani, raggiungendo ottimi risultati. Avete preso spunto anche da altri settori, o da progetti internazionali per la valorizzazione dell’esperienza utente?
Teniamo sempre accese le antenne sul mondo dell’innovazione e visto il progressivo affermarsi dei visori 3D nei vari settori, dai videogames al turismo e al tempo libero, abbiamo voluto provare a immaginare una realtà virtuale anche in ambito bancario, per restituire al cliente quello che la nuova economia e digitalizzazione sta progressivamente togliendo e cioè: la filiale sotto casa.

L’esperienza di Widiba Dialog con la mixed reality è stata poi un’illuminazione per noi perché ci ha consentito di abbinare la presenza e la professionalità del consulente finanziario con la comodità di fare operazioni in filiale in un unico ambiente attraverso gli occhiali Hololens di Microsoft. Anche per questo progetto in realtà 3D l’interazione tra cliente e banca avviene in modo naturale tramite la voce: per le operazioni con i comandi vocali ma anche per l’accesso con il nostro login-by-voice che sfrutta le potenzialità e la sicurezza data dal riconoscimento biometrico del timbro di voce.

Non è ancora scontato trovare, in Italia (ma non solo), una figura femminile nella tua posizione. Hai un percorso professionale tecnico, con una specializzazione, fin dall’inizio, rivolta in particolare al mondo bancario. Cosa ti ha affascinato e spinto a scegliere questa carriera?
È dai tempi della scuola che partecipo a progetti pilota sulla tecnologia. Quando studiavo alle superiori ho avuto la possibilità di aderire a un progetto pilota e conseguire un diploma duplice: in materie bancarie e informatica.

Sono sempre stata attratta dalla tecnologia e dall’innovazione e ai tempi del mio diploma iniziavano a circolare i primi personal computer (i mitici M20 dell’Olivetti): ho preso al volo l’occasione di studiare per entrare a far parte di questo nuovo mondo: da lì è iniziato tutto ed è da allora che mi occupo di tecnologia e digitalizzazione in ambito bancario.

Occuparsi di tecnologia non è un “lavoro da uomini”: è un lavoro sicuramente impegnativo ma anche molto interessante e appassionante, adatto a tutti i gender.

Hai consigli da dare a ragazze e donne interessate a un percorso professionale come il tuo? Quale è stata una delle più grandi soddisfazioni professionali che hai avuto?
Il mio consiglio è quello di appassionarsi alle cose nuove, di non spaventarsi se realizzare qualcosa che prima non c’era sembra una “Mission Impossible”.

Non bisogna arrendersi se provando si sbaglia: bisogna insistere, rialzarsi e arrivare alla meta.

La mia più grande soddisfazione e’ stata, ed è tuttora, generata dalla grande fortuna di lavorare con un team di persone splendide, appassionate e sorridenti ma anche partecipative e combattive con la voglia di “fare bene”, di creare insieme qualcosa di bello, di nuovo e utile.