Rifiuti (e un video) per un sogno.

I rifiuti possono diventare un vero incubo, e se abitaste con i miei coinquilini lo sapreste anche voi: il sempiterno dramma “ma sarà carta o plastica?”, nessuno che vuole sbattersi a scendere le scale col sacchetto e il vetro buttato alle ore più inopportune con tanto di maledizioni dei vicini, rendono gli scarti ancora più antipatici di quanto già di per sé siano per natura.

I rifiuti, però, possono diventare anche un sogno, o almeno questo ci vogliono dimostrare gli Stortplaats van Dromen il cui impronunciabile nome in qualche oscura lingua vichinga significa appunto “”rifiuti per un sogno”. Progettisti singolari, la loro particolarità è costruire, partendo da materiali di recupero trovati qua e là per la città, architetture, oggetti di design e veri e propri sogni.

Come Taverna, il progetto che lo scorso aprile hanno realizzato proprio a Milano, all’interno del Public Design Festival. Una volta arrivati, i giovani progettisti si sono dati da fare per cercare in tutto il quartiere Isola pezzi di ferro, travi, reti metalliche, porte e vecchi mobili abbandonati. A questo materiale, che di sicuro nessuno in casa mia si sarebbe mai sognato di portare alla discarica ma nemmeno di riutilizzare creativamente, gli Stortplaats van Dromen hanno dato nuova vita, costruendo una bellissima “taverna” che per i giorni del festival si è trasformata in un vero punto di ritrovo per tutti gli abitanti del quartiere, e non solo.

Io ci ho passato gran parte della mia settimana, e posso assicurare che l’atmosfera che si respirava era davvero da sogno, un piccolo idillio urbano in cui incontrarsi, mangiare insieme e chiacchierare dall’ora di pranzo fino a sera.

Oltre al blog, che in quei giorni fungeva da diario online in diretta dell’esperienza della Taverna, è finalmente online un bellissimo video che racconta quei giorni, dall’inizio del progetto allo smantellamento finale della struttura.

TAVERNA from Hein Lagerweij on Vimeo.

Se volete assaporare un po’ di quel piccolo mondo fatto di pranzi biologici della domenica, di artisti di passaggio e creatività ad uso e consumo delle persone, allora godetevi questo delicatissimo, poetico videoracconto. Dura solo sei minuti e venticinque, la spazzatura potete buttarla anche dopo. Oppure no?

(Foto dal profilo Flickr del Public Design Festival e da FOUNDation, il blog del progetto)