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Ci sono film che sono belli non tanto per la storia che raccontano (banale) né per la sagacia dei dialoghi, né per il tocco sapiente della regia. Ci sono film che sono belli e basta, come vestiti.

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È il caso di Tanner Hall, diretto dalla figlia di Diane Von Furstenberg, Tatiana, e dall’italiana Francesca Gregorini. La storia di un’amicizia tra ragazze, come recita il sottotitolo, che, anche se non ha la delicatezza e l’intelligenza di un film di Sofia Coppola, ce la ricorda per le atmosfere, capaci di comunicare a un pubblico di giovani donne come si farebbe a un pigiama party tra amiche.

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Come dimenticare l’adolescenza, certe confessioni tra sorelle fatte a tarda sera, quando null’altro importava che l’amore e la condivisione di passioni impossibili, segreti inconfessabili, malesseri fatti per durare il tempo di un autunno.

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Questo è un film da scartare come una caramella: una bella confezione (Tatiana ha appreso dalla mamma come usare le sfumature di colore) con dentro qualcosa di dolce. Ingoiarla ci riporta là, in un tempo sospeso dove tutte abbiamo sostato, dove amavamo restare con le trecce e le labbra rosse, i calzini lunghi e le ginocchia nude, coi nostri atti di ribellione senza senso e i discorsi che non portavano niente, e stare da sole non era nient’altro che una punizione.

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Rooney Mara, radiosa come i diciott’anni che interpreta, è l’immagine di quello che siamo state prima di diventare donne: innocenti e sagge, ingenue e fragili, testarde e volubili, leggere come un soffio di vento. Non passa molto in questo film ma quel vento fresco sì, e l’atmosfera dorata densa di nastri per capelli e chewing gum, foglie gialle come un tappeto d’oro sotto i piedi e baci infuocati sui quali sognare a mezzanotte.

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Ecco, questo film è come il profumo che mettevate a diciott’anni. Magari l’avevate scelto per la confezione, o per l’aroma di vaniglia e fiori, ma vi basta annusarlo un’altra volta per tornare indietro a quel tempo e sorridere malinconiche perchè ormai se ne è andato.