Il freddo cala sui tetti, la brace calda ancora illumina il caminetto dopo mesi di muta attesa. Finalmente è arrivato l’autunno, il profumo di legna e fumo invade l’intera casa come un nuovo spirito, una nuova identità. Mi fa pensare alle sigarette che ormai non fumo più, all’atmosfera densa del tabacco che brucia, tagliata da sguardi di altre donne. Bellezze proibite vissute nell’ombra, tra ambiguità e splendore dei riflettori, decise ed enigmatiche come un profumo proibito.
Alessandro Gualtieri ha toccato i confini dell’Occidente per racchiudere un bouquet ricco ed ipnotico, con sfumature scure e penetranti.

Black Afgano si apre nelle note di caffè, tabacco e hash. Abbiamo atteso a lungo per conoscerlo (sai com’è, la materia prima ha suscitato qualche problemino), ma ne è valsa la pena: fumoso e avvolgente, intenso e soffice. Non chiede permesso o per favore, ma sempre con classe. Non conosce morale, né legge. Ha una leggerezza quasi paradossale. Intensissimo solo se hai voglia di ascoltarlo, altrimenti resta nascosto nell’ombra che è il suo colore. Il frutto di una ricerca profonda dell’estro alchemico di un naso esperto è nato per ricreare l’atmosfera di profonda beatitudine dell’hashish. Mi ricorda Glory Box sprigionata da Beth Gibbons al Roseland Ballroom di NYC: ambigua, inattesa e avvolgente. Una nuova Marlene Dietrich, fiera nel suo abito, orgoglio androgino e sigaretta alla mano… Compagna della propria ombra e del fumo della sua sigaretta. Il suono caldo e rugginoso di Cat Power che intona Don’t Explain di Billie Holiday: poche parole, nessuna spiegazione. Il dono di una nuova sensazione e un’identità diversa, come i membri di uno dramma in cui gli attori hanno maschere immateriali.

Penso a una donna che fuma e si regala un tocco di Jasmin & Cigarettes nascosto dai lobi: gelsomino e albicocca si accompagnano alle note brucianti del tabacco sprigionato dalla pelle, effondendo un aroma insolito e femminile. Amo i profumi perché ci regalano un’atmosfera più che un oggetto, lasciando più sogni di molte parole. Un elogio all’indeterminato, all’ambiguo, alla bellezza che ci distende i muscoli e a cui non sappiamo dare un nome. Abbandonate davanti al caminetto avvolte da una coperta, riscaldate dalle sue braci, osserviamo le sue braci che ci raccontano la quiete serena di un fuoco ormai svanito. Parole sussurrate nell’intimità di un incontro tra pochi: l’anima di una fragranza recentissima, Speakeasy della maison Frapin. Un viaggio a Cuba raccontato tra amici, il ricordo di una notte ormai trascorsa e di sigari caduti nel mojito: menta, rum, lime, ambra… e ovviamente tabacco.

Forse era solo un po’ di brace e in fondo tutto tornerà come prima, ma io vado a riaccendere il camino, e voi?