Passeggiata metafisica nel cuore di Londra.

Sono solo ragioni economiche e pratiche quelle che legano indissolubilmente i britannici ai loro mattoncini rossi, nelle fabbriche, nelle scuole, nei magazzini portuali, nelle case vittoriane degli operai come dei signori? Per meditare aristotelicamente sull’argomento, propongo una passeggiata all’interno del triangolo quieto e borghese che unisce Swiss CottageBelsize Park e Hampstead.

Nel silenzio di una mattinata possibilmente di sole (…sì, lo so, ho detto ‘possibilmente’), passerete in rassegna un’antologia assai varia di case impeccabilmente posh in mattoni rossi, come una serie di infinite variazioni sul tema. Dopo le prime dieci case (per un ammontare di circa centomila mattoncini) i mattoncini stessi inizieranno a parlarvi.
Si fingeranno i pezzi di un meccano, con cui giocano bambini educatissimi vestiti alla marinara, solo per caso cresciuti e diventati architetti; sfileranno come scolaretti disciplinati, tutti uguali nella loro divisa; marceranno davanti a voi in file ordinate come soldati di un passato impero; placheranno le vostre ansie nell’ordine modulare dell’uno sotteso al molteplice; vi culleranno nella sicurezza della tradizione perché la tradizione è la tradizione e il mattone fu inventato cinquemila anni fa, quindi; vi dimostreranno la giustezza democratica del materiale povero che diventa bello grazie al lavoro e alla fantasia umani; e infine, se appunto siete fortunati, vi parleranno di un grande amore per quel raro sole, che volentieri intrappolano nel rosso allegro dell’argilla, per restituirlo poi pian pianino nei lunghi giorni grigi.