Allora. Parliamo di un momento critico nella vita di ogni donna: il cambio di stagione. Quando iniziano i primi freddi (o i primi caldi) si dà il via al rito del cambio di stagione, a cui puntualmente ne segue un altro: il rito “già che ci sono elimino un po’ di roba perché dentro sto armadio non si capisce più niente”. Ma quante di noi riescono poi a fare davvero pulizia? Poche, pochissime. Sì perché nell’armadio ci sono relitti come maglioncini infeltriti dai colori improponibili che ti fanno pensare a quando andavi a scuola, oppure jeans regalati dal tuo primo fidanzatino che ora non ti si allacciano neanche dopo un mese di dieta e tanto altro ancora. Tutte cose che però non puoi proprio buttare perché “…no dai, li tengo per ricordo”

Da qualche tempo io, ormai sommersa dai vestiti, ho iniziato ad adottare la tecnica del riutilizzo. Un taglio di là, una spilla di qua e qualche cosa riesco a recuperarla.

Gli artisti di cui vi parlo oggi invece hanno proprio scelto di produrre tutto così, col riciclo.

“Mentre la tecnologia ci propone la perfezione senz’anima, noi desideriamo sempre più oggetti belli perchè imperfetti che conservano la traccia della fallibile mano dell’uomo”  P. Gauguin

Eccovi la citazione con cui si presentano i creatori di Sugo Recycle, i milanesi Esia Colonna e Amedeo Mattei. La bellezza ricercata nell’imperfezione della mano umana. Questo è lo spirito con cui i due, dopo l’incontro nel 2007, decidono di intraprendere un percorso nella moda eco-sostenibile. Fondano così un laboratorio di produzione basato sul concetto del riciclo.

Precisamente si servono di tre tipi di riciclo:

Second life: recupero e riutilizzo di indumenti di seconda mano

Rifiuti zero: utilizzo di ogni più piccolo pezzo di tessuto come elemento decorativo

Last chance: recupero di tessuti fuori produzione, e quindi destinati allo smaltimento, presso produttori e grossisti tessili.

Ovviamente utilizzano ciò che capita, perciò ogni capo, ogni oggetto, sarà unico!