È davvero un mistero che I love Dick di Chris Kraus, pubblicato nel 1997, trovi il successo solo 20 anni dopo in Italia (grazie a Neri Pozza) e in tutto il mondo? C’entra per caso l’omonima serie Tv tratta dal libro in onda adesso su Amazon Prime? O forse bisogna ammettere che non eravamo ancora pronti 20 anni fa a capire l’ossessione di Chris? Perché di questo si tratta, una ossessione che coinvolge la protagonista, Chris, e suo marito Sylvère nei confronti di Dick. Chris è una filmaker sperimentale, suo marito un docente universitario e Dick, l’oggetto del desiderio, un critico culturale inglese già amico di Sylvère. Siamo nel dicembre del 1994, i tre protagonisti si incontrano a cena, Chris ha la chiara sensazione che Dick flirti con lei. Si fa tardi, Dick propone loro di dormire nel suo cottage, ma la mattina dopo non si fa trovare in casa. Chris e il marito vanno via con la sensazione che qualcosa c’è stato, Chris parla addirittura di “scopata concettuale” ed è da qui che si sviluppa un romanzo che forse romanzo non è. Un po’ memoir, un po’ romanzo epistolare, ma più che altro quello che Chris stessa definirà, nelle pagine, una “nuova forma letteraria”.

Quello che nasce dall’incontro con Dick è un innamoramento folle e ossessivo e Chris, incoraggiata dal marito, comincia a scrivergli pagine su pagine, lettere che gli mostrerà solo in un secondo momento. Chris va avanti imperterrita raccontando sentimenti, ragionamenti, racconti e pensieri in libertà in un crescendo che, non lo nascondo, per l’intera prima parte è sconcertante. Perché assistere all’autodistruzione di una donna per un amore unilaterale e forse anche un po’ immaginario? Lo capiremo nella seconda parte e sarà una folgorazione.

Chris […] era una artista americana, e per la prima volta le è venuto in mente che forse la sola cosa che aveva da offrire era la sua specificità. Scrivendo a Dick, offriva la sua vita come caso di Studio.

Chris lo invoca, lo idealizza, lo desidera, lo studia leggendo ossessivamente i suoi libri, parla esplicitamente, e senza vergogna, di innamoramento.

Oh Dick, vorrei tu fossi qui a salvarci dalla vita di provincia.

Ma lui non c’è mai, non risponde, è sfuggente, forse sopraffatto dalla peculiarità del comportamento dei due, che un po’ lo inseguono, gli telefonano, chiedono di incontrarlo e poi gli consegnano gli scritti su di lui. Lo ammetto, ho davvero pensato che in fondo Dick era la vittima di una coppia di hippie intellettuali e molto confusi fra documentari, installazioni artistiche, discussioni filosofiche e velleità elitarie. Chris e Sylvère non fanno sesso, se non sporadicamente, e il loro rapporto si sbriciola sotto i colpi delle lettere deliranti. Ma in pratica Dick, pur nella sua inattività, destruttura la vita di Chris 39enne e la riconnette con la Chris 25 enne; la spinge a riflettere sulle relazioni uomo-donna, sui meccanismi che si innescano e sulle dipendenze che ne scaturiscono, soprattutto nel matrimonio. Sylvère ama davvero Chris? Chissà, forse anche a voi sembrerà una relazione sbagliata fin dall’inizio.

Ma ecco la folgorazione del lettore, Dick esce allo scoperto:

Lui mi ha domandato perché mi rendevo così vulnerabile. Ero una masochista? Gli ho detto No. “Perché, non vedi? Tutto quello che mi è successo qui è successo solo perché l’ho voluto”.

Di colpo al lettore distratto o pieno di pregiudizi Chris appare come una donna consapevole e perfettamente lucida che sceglie di scoprire il lato vulnerabile e “psicotico” di sé.

Perché tutti pensano che le donne si sviliscano quando esponiamo le condizioni del nostro svilimento? Perché le donne devono sempre uscirne pulite? […] La libertà di sbagliare non è forse la libertà già grande che ci sia al mondo?

Ecco, allora, la rivoluzione di I love Dick e di Chris Kraus: legittimare le fragilità, renderla arte performativa (progetto sentimentale-artistico lo definisce Joan Hawkins nella postfazione dell’edizione Neri pozza), forza insopprimibile e vitale.

È I love Dick un libro autobiografico? Con buone probabilità (se non quasi certamente), ma Dick stesso è anche archetipo dell’uomo e Dick è un nome tutto da interpretare.
È davvero il libro più importante sugli uomini e sulle donne che l’ultimo secolo ci ha lasciato, come recita la copertina dell’edizione italiana citando il Guardian? Sì, decisamente uno dei più importanti.
È un libro femminista? Sì, è il primo romanzo che toglie alle donne quell’insopportabile carico di perfezione e il codice di comportamento che la società patriarcale le ha attribuito da sempre. Chris è una donna di cultura, una artista con una vita ben definita che si scopre fragile e incerta, ma che si ricompone tramite una ossessione e un percorso malsano, forse, complesso e pieno di scritti, arte e sesso.

Non si è mai pronti per leggere I Love Dick, anche 20 anni dopo la sua prima pubblicazione, ma dopo averlo fatto capirete davvero cosa vuol dire essere libere fino in fondo.

Per approfondire

Chris Kraus: I Love Dick was written ‘in a delirium’ 

Femminismo e letteratura, altre autrici da leggere e scoprire

Margaret Atwood 

Willa Cather 

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Il diritto di contare 

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