Lei il ponte l’ aveva attraversato, in senso opposto e aveva cercato di dimenticare l’ altra sponda, per guardare solo la sua, per guardare avanti, per non guardare più in quella direzione. Ma i ponti sono solidi, restano, non uniscono, ma collegano, tendono una mano, se la si vuole afferrare, e così lui un ponte provò a disegnarlo e a portarlo da lei, sotto forma di carta, sotto forma di post-it, dal colore giallo intenso, dalla calligrafia incomprensibile, riconoscibile tra mille altre, anzi, tra tutte le altre, un post-it dal collante debole, legno e non cemento. Ma come i ponti di legno hanno braccia così forti da aver sorretto il mondo di Napoleone e anche il nostro, così  la colla del post- it ha tenuto, e lui si è fatto trovare, da lei.

Pont au double, Parigi

Pont au double, Parigi

Si diedero appuntamento, sopra un ponte. Un orario e un giorno, nessuna certezza e tante paure, eppure entrambi si presentarono, sotto la pioggia, senza riparo, senza alcun riparo.

Lui le chiese perché? Perché…un ponte? Perché un ponte non ha numeri civici, è un passaggio, ha un nome, al massimo delle coordinate. Unisce divide, sale e scende, a noi dare un senso, a noi una direzione, nella speranza che sia la stessa.

Pont de Bercy, Parigi

Pont de Bercy, Parigi

Senza saperlo arrivarono, senza farlo apposta arrivarono dalle due parti opposte e s’incontrarono. Fermi, solidi, sconosciuti oggi, con lo sguardo di chi si è cercato, di chi si è lasciato scivolare via per non ostacolare felicità e desideri, ma anche di chi felicità e desideri non è mai riuscito a vederli altrove.

Nessun contatto, perché i ponti non creano contatto, eppure nello stesso istante, nello stesso momento.

Tasselli, perché i ponti non si costruiscono di un solo pezzo, ma sono tanti tasselli che portano all’ altra sponda.

Guardami e non parlare. Un altro post-it. Lei non parlava, ma guardava, a fatica, offuscata dalle lacrime, perché non sempre i ponti mostrano cosa c’è di là e se non ne conoscessimo la filosofia, potremmo dubitare di arrivare, un giorno, sull’ altra sponda.

– Guardami e ascolta. Post-it. Lei ascoltava, il frastuono, le macchine e la musica che lui aveva scelto per lei. Perché quando cominci a sbilanciarti, su un ponte, ed a scegliere da che parte vuoi stare, il non-mondo comincia a prendere le sembianze della riva che hai scelto.

– Vuoi abbracciarmi? Si/No/Non ancora. Post-it. Perché i ponti fanno tremare le gambe e sotto c’è il vuoto e a volte si percorrono tutto d’ un fiato con gli occhi stretti stretti per la paura di cadere, per il senso di altezza e di non appiglio, fino a che non si fa quell’ultimo passo che ci mette al sicuro, sulla terra ferma.

Sì. Si abbracciarono.

Pont Charles de Gaulle, Parigi

Pont Charles de Gaulle, Parigi

Da quell’ abbraccio di ponti ne hanno attraversati, insieme,  nella stessa direzione, ognuno per conto suo, in direzioni opposte, si sono cercati e incrociati per caso,  perché a volte si sceglie di essere sulla sponda opposta, altre invece si è sulla stessa, ma non lo si sa, e allora la distanza non è sempre così tanta, eppure si percepisce come enorme, inaffrontabile, fino a che non si inciampa uno nell’altro e non ci si accorge che si stanno percorrendo le stesse strade, che si è vicini di casa.

Lei si vede sempre sulla parte in salita, per lei i ponti sono tutti ripidi. Non ha paura del vuoto sotto, anzi ne è attirata, perché il più delle volte il vuoto è acqua e l’acqua culla, non spaventa. Lui guarda i ponti come se fossero sempre in discesa e lei si arrabbia perché, cavoli, la salita c’è e si sente e non si può negare che ci sia, ma le piacerebbe avere sulla pelle il senso di discesa, di piano tutt’al più. Lui sa che i ponti vanno percorsi, che non ci sono sconti, anche se a volte sono lunghi, cavoli se sono lunghi. Lei cerca sempre scappatoie perché vorrebbe arrivare prima, vorrebbe fare meno fatica. Ogni tanto ce la fa, prendendo passaggi altri, che portano allo stesso punto, ma danno meno le vertigini perché più vicini all’acqua.

Pont de Grenelle, Parigi

Pont de Grenelle, Parigi

Lui non cerca scorciatoie perché sa che si arriverà dall’altra parte, se è lì che siamo diretti.

Lei durante tutto il percorso ricorda com’è arrivata fin lì, si guarda intorno e s’innamora del panorama, ma non sa cosa ci sarà dall’altra parte e alle volte gli chiede perché non possono fermarsi e permanere, un istante, un periodo o tutta una vita nel mezzo del ponte…loro due, hic et nunc. Lui non la ascolta, lei pensa che proprio non la capisca, perché per lui è ovvio che cosa li aspetti dall’altra parte e allora tutto quello che è in mezzo è un tramite, ma di là c’è esattamente quello che hanno scelto e sorride, lui, lei a volte fa qualche smorfia, ma se non lascia la presa è perché prova a vedere quello che non intravede, con gli occhi di lui.

La carta dei ponti a Parigi

La carta dei ponti a Parigi

Parigi è lei, è lui, è loro. Ponti, realtà diverse, opposte, scelte da fare, rive droite o rive gauche che diventano stili di vita, etichette, che sono vicine, collegate, ma che non diventeranno mai la stessa cosa. Ponti che collegano, ponti che separano, che passano sopra al cuore di Parigi, l’origine, l’epicentro, che si allontanano per poi rivenire. Due sponde che solo i ponti hanno l’ardire di unire direttamente, mentre tutto il resto, Métro compresi, continua titubante a girarci intorno. Due rive che si guardano, che si specchiano una nell’ altra, che possono arrivare a parlarsi, forse, urlando, ma che solo grazie a un ponte, come una mano tesa in aiuto, arriveranno a riconciliarsi e a completarsi perché una, senza l’altra non sarebbe mai completa, una sponda, senza la sua opposta non avrebbe il fascino che insieme hanno. La rive droite, senza la gauche, non avrebbe rivali, metri di paragone, non avrebbe lo slancio per dare il meglio di sé, non per vincere, ma per costruire al meglio il tutto. Così lei senza di lui.

L'epicentro, l'origine e i ponti che l'attraversano, Parigi

L’epicentro, l’origine e i ponti che l’attraversano, Parigi

“La grandezza dell’uomo è di essere un ponte e non uno scopo: nell’uomo si può amare che egli sia una transizione e un tramonto.” 
    (F. Nietzsche)