Elizabeth Strout, la scrittice americana che ha vinto il Premio Pulitzer nel 2009 con Olive Kitteridge, autrice poi di Mi chiamo Lucy Barton, è tornata. O meglio, ha fatto tornare la sua protagonista, Lucy, e il paesino Amgash nell’Illinois, con tutte le sue storie e vite dietro alle tende di casa e ai centrini all’uncinetto da rimettere al posto giusto.

Lucy Barton ormai vive altrove, nella brillante città dove è diventata una famosa autrice, e ha scritto un memoir, che tutto il suo mondo di origine vuole leggere perché racconta la sua storia, la sua rivincita, ma anche le storie di tutti, il dolore, la guarigione, i ricordi che ritornano, le ferite aperte e i modi di ognuno di stare al mondo. Anche nei campi di mais, nelle scuole, in mezzo ad un misto di vergogna rabbia e voglia. È una biografia collettiva, molto americana, con le case basse e le cose non dette che vengono fuori in ogni caso. Ci si può sentire lontani da un ambiente così, forse anche migliori. E invece Elizabeth Strout ci porta a pensare proprio a questo, che quelle storie possono essere di ognuno. Sono di ognuno. Magari diverse, magari meno immerse nel Midwest, senza il cielo basso e lo spazio vuoto. Ma sono le vite degli altri e di tutti. Senza cercare giudizi, artifici letterari, effetti.

Il romanzo per come lo immaginiamo. La vita raccontata esattamente com’è, reale e vera, drammatica e buffa allo stesso tempo. Raccontata senza sconti ma anche perdonandosi errori e perdonando ferite agli altri, giocando con le situazioni, cercando i modi e trovando possibilità. I buchi addosso che ci scambiamo, la voglia di essere capiti e riconosciuti. E pensare che in fondo niente è andato tanto male.

Siamo tutti quanti un casino, e anche se ce la mettiamo tutta amiamo in modo imperfetto.

Le storie di coppie, matrimoni, fratelli e sorelle, amanti, abitanti dello stesse paese, che si incastrano, deragliano a volte, si ritrovano e si mischiano. È un libro di vite e di spiragli, questo, come un fratello e una sorella che saltano in macchina e guidano fino a dove il loro mondo finisce, per accompagnare una sorella che non sa reggere i conti col suo passato anche dopo essersi rinfacciati i silenzi, una coppia che si innamora in Liguria quasi fuori tempo massimo, il sollievo al dolore in una stanza di albergo, fino a trovare un amico nel retro di un teatrino, quando tutto sta per finire. E capire che davvero è tutto lì, “tutto è possibile.”