Quando si tratta di viaggiare, ognuno ha il proprio modo personale di farlo. Esistono ad esempio almeno due metodi differenti per esplorare una città, riconducibili ad altrettante scuole di pensiero. C’è il metodo razionale, che coinvolge guida turistica, cartina aggiornata, idee chiare, occhio all’orologio, strade e percorsi ben stabiliti. E poi c’è il secondo metodo, il metodo sentimentale, personalmente il mio preferito, e che consiste in sintesi nello scendere in strada, macchina fotografica/smartphone alla mano, un veloce giro di ricognizione su se stessi, per poi imboccare una via, magari quella da cui arriva il profumo di croissant, oppure quella da cui si sente suonare il pianoforte, o semplicemente quella più nascosta e defilata, che non avevamo notato il giorno prima. Perdersi volontariamente (e coscienziosamente, vedi alla voce “smartphone alla mano”) può essere un modo brillante per conoscere un posto: non sapendo dove stiamo andando, non avremo aspettative da soddisfare o deludere, niente preconcetti, e tutto ciò di incredibile, brutto, bello in cui ci imbatteremo per caso, ci sorprenderà nella maniera più autentica.

Lione è una città perfetta per mettere in pratica il metodo sentimentale, ed è presto detto il motivo. Oltre alla rete tradizionale di strade, quelle percorse giornalmente da auto, biciclette, trasporti e persone a passeggio, esiste una rete viaria “alternativa”, che sfugge all’attenzione di un occhio inconsapevole, formata da veri e propri passaggi segreti, una rete di strade non-ufficiali, che irraggia tutta la parte più vecchia della città, e che più di una volta durante i rivolgimenti più cupi della storia ha mostrato ai lionesi la sua immensa utilità.

traboule lionese

Photo credit Angela De Gregorio

traboule lionese

Traboules nel quartiere Croix-Rousse. Photo credit Angela De Gregorio

Queste strade “segrete” sono una peculiarità dell’architettura urbana lionese, e si chiamano “traboules”, una parola di etimologia latina che significa “passare attraverso”. Sono passaggi invisibili dalla strada principale, e si nascondono dietro portoni e cancelli, si snodano attraverso palazzi, percorrono cortili interni, corridoi privati e collegano due strade pubbliche tra loro, permettendo così di passare da un edificio all’altro senza “uscire allo scoperto” per strada. Nel gergo lionese esiste addirittura un verbo, “trabouler”, che significa appunto spostarsi da un luogo all’altro senza necessariamente dover scendere in strada.

Le traboules svoltano, prendono direzioni poco prevedibili, qualche volta sono strette, prevedono scale e tratti coperti, collegano anche più livelli stradali tra loro. Non sempre entrando riusciamo a scorgerne l’uscita, e non sempre possiamo sapere in quale strada riappariremo. Si trovano oggi in proprietà private, ma molte traboules sono ancora percorribili grazie a un accordo tra la municipalità e i proprietari degli edifici che attraversano. È possibile visitarle da soli, o tramite una visita guidata che propone diversi percorsi attraverso le diverse reti di traboules sparse nei quartieri della città.

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L’insegna che ci avvisa della presenza di una traboule con scale, nella Croix-Rousse. Photo credit Angela De Gregorio

Non si sa esattamente quando siano state costruite le prime, c’è chi sostiene che siano nate in epoca romana, e chi ritiene siano di epoca medievale. Quelle che si trovano nel quartiere Croix-Rousse ad esempio venivano usate soprattutto dagli operai tessitori, i canuts, per trasportare i rotoli di seta più facilmente da un edificio all’altro. Molte traboules hanno poi più di un ingresso, uno padronale e uno per la servitù. Ognuna è diversa dalle altre, lo stile, l’architettura, la forma ci svelano l’epoca a cui appartengono. Ci sono traboules spiccatamente gotiche, altre ancora più antiche. Le scale delle traboules più vecchie sono spesso a chiocciola, quelle delle traboules della Croix-Rousse, in genere più recenti e usate per trasportare le merci, sono più ampie.

insegna dentro una traboule

Photo credit Tony Bowden

Questi passaggi nascosti hanno svolto un ruolo fondamentale in diversi momenti storici difficili, come la rivolta degli operai della seta del 1831, conosciuta come la Rivolta dei canuts, durante la quale gli operai, in lotta contro le durissime condizioni lavorative e salariali, utilizzarono queste strade per organizzarsi, spostarsi e difendersi dalla violenta repressione che subirono. Anche la resistenza francese poté contare su questa fitta rete di passaggi durante la Seconda Guerra Mondiale, che permise a migliaia di lionesi di nascondersi e sfuggire alle pattuglie nemiche, trattenendo il respiro in silenzio in quei vecchi corridoi di pietra.

traboule lionese

Photo credit David Mason

Purtroppo oggi, delle 230 traboules censite a Lione (su questo sito trovate la lista completa e le informazioni per visitarle) solo una parte è attraversabile, altre sono chiuse al pubblico per svariati motivi. Ma c’è chi è pronto a giurare che qualche volta, se si vince la timidezza e si prova a suonare il campanello, qualcuno ci aprirà gentilmente il portone e ci permetterà di entrare, scoprire dove conduce quel cortile, e ricominciare la passeggiata sentimentale perdendoci in un’altra strada, rigorosamente sconosciuta.

la tour rose

La Tour Rose, nella Vieux-Lyon, una delle traboules più famose e più belle, costruita di pietra rosa. Photo credit Angela De Gregorio

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Photocredit immagine di copertina Simon Bonaventure.