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Bompiani ripubblica per la collana “Vintage” uno dei capolavori dell’Estetica contemporanea: Storia della Bruttezza, di Umberto Eco. Il libro analizza attraverso la forma dell’arte un concetto che, al contrario del suo opposto, è stato variamente trascurato dalla Filosofia. Se il bello è stato oggetto di infinite trattazioni fin dalla notte dei tempi, l’idea di brutto venne spesso liquidata elencando, ad differentiam, la presenza nell’oggetto di caratteristiche opposte a quelle che definivano la bellezza.

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Eppure, così semplice non è poichè, parimenti al bello, il brutto varia di forma e attributi al trascorrere del tempo e dei costumi, andando a comporre una infinita costellazione di qualità. Con il suo noto gusto per la classificazione e la tassonomia, Eco scandaglia le pagine della storia per ritrovare nelle arti e nella letteratura la mappa anatomica della bruttezza.

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Male fisico e spirituale, deformità effettive o metaforiche, mali mistici o pienamente razionali, i mostri di Eco sfilano in uno splendente carnevale di freaks che suscita compassione e repulsione, e allo stesso tempo seduce e conquista.

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Dalle fantasie iconografiche medievali, fatte di scherzi della natura esotici e spiritelli maligni, alle piaghe delle malattie endemiche e dei contagi mentali come la caccia alle streghe, si arriva in un viaggio per parole e immagini, fino ai giorni nostri, dove il mostro si fa zombie e vampiro cinematografico per sfuggire al conformismo della società.

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Una splendida lezione di Storia dell’Arte, Filosofia e soprattutto, umanità.