Ho incontrato Matthew Stone lo scorso settembre.

Gli ho fatto fare dei giri per Milano (Duomo, California Bakery). Lui, in cambio, mi ha mostrato il suo entusiasmo per il prosecco. Matthew è una calamita pazzesca, fa in modo che tutti vogliano stargli intorno: ha carattere, ha stile ed è un simpatico ubriacone. È tornato per lavorare alla VIAFARINI gallery, con altri artisti, per tre mesi.

Con le sue sculture, fotografie, performance artistiche, visive e musicali, Matthew ha trasformato la scena artistica di Londra. Insieme ai suoi coinquilini (nel suo squat, famoso per i party e la vasca da bagno con dentro i pesci) è riuscito a rendere di nuovo cool Londra. Ora sta facendo lo stesso per Milano, ma questa volta lo fa comodamente, da un appartamento carino con balcone.

CB – Qual è l’obiettivo di questa permanenza milanese?

MS Non mi aspetto di creare qualcosa di definitivo, è più qualcosa legato allo sviluppo. Voglio prendermi il mio tempo per esplorare, senza sapere dove finirò.

CB – In che modo è stato scelto il tuo nome per questo lavoro?

MS – Sono stato scelto da Marina Abramovic.

CB – E qual è il tuo obiettivo principale?

MS – Il mio lavoro è sempre incentrato sulle relazioni e le collaborazioni umane. È sempre legato alle dinamiche sociali. Guardando la mia arte non sai dove “inizia una persona e dove finisce un’altra”. È anche un po’ a sfondo sessuale, ma non ha la minima intenzione di essere volgare o pornografico.

CB – Mi parli dell’Ottimismo?

MS – Nel 2004 ho scritto un manifesto intitolato “The Manifestation”. Uno dei punti cardine era “L’ottimismo è una forma di ribellione culturale”. La mia personale definizione dell’ottimismo è, invece, “la forza vitale che si imprigiona da sè e definisce il futuro”. L’Ottimismo non ha a che fare con le gentilezze e i modi carini, non devi essere felice. Si tratta solo di cercare una relazione con il futuro.

Le immagini che seguono sono relative al lavoro svolto a Milano” In progress”. Superfluo dire che è in continuo divenire.

(I ritratti di Matthew sono di Tea Hacic-Vlahovic).