Storie vere.


Forse il fatto di trovarmi a Berlino ha influito non poco sulla lettura di questo libro. Ritrovarsi in mezzo ai luoghi descritti è un po’ come perdere il controllo, mischiare l’immaginario del racconto alla realtà tangibile.
Le storie raccontate senza fronzoli da Anna Funder, nel suo linguaggio schietto e giovane, fanno pensare. Il mondo della guerra fredda sembra un ricordo lontano, ma il Muro che divideva Berlino in due è caduto appena ventun’anni fa. Di tutto l’orrore e l’assurdità che ha causato non resta quasi ricordo, soppiantato dai souvenir per turisti e dalle nostalgie retroattive.
La scrittrice australiana riesce a tirar fuori uno spaccato sincero di com’era la vita nella DDR, raccogliendo le storie di gente qualsiasi e raccontandole come si racconterebbe la propria vita ai nipoti. Il problema è che queste storie sono tempestate di una vena di paura causata da uno Stato di vigilanza in cui il libero pensiero è bandito. E vista l’influenza che di recente i governi hanno dimostrato per la chiusura di un sito a loro scomodo, viene da pensare.

Il libro è pubblicato da Feltrinelli con il titolo C’era una volta la DDR, da quest’anno anche nell’Universale economica.

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