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Fiorario all’ingresso di St Mary Abbot, Kensington

Vi state trascinando dietro pacchetti e pacchettini del vostro shopping a Kensington, magari ingombrate dall’ombrello aperto (probabile) e attente a schivare i passanti che vi sfrecciano ai lati in doppia corsia preferenziale (sicuro), ed è allora che vi rendete conto di quanto desiderate una pausa. Il passaggio mentale è immediato: pausa caffè (lungo); e già vi state guardando intorno alla ricerca di un bar, quando la vostra attenzione si posa sull’ingresso di una chiesa in pietra grigia, proprio lì all’angolo.

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Ingresso di St Mary abbot, Kensington

All’inizio non l’avevate vista perché è seminascosta dal carretto di un fioraio, ma improvvisamente un’immagine di quiete claustrale si impone alla vostra mente. Perché no? Anzi decisamente sì, quell’oasi di pace e tranquillità che intravedete attraverso le arcate di pietra vi attrae irresistibilmente. Avete anche quasi sentito una voce e visto una luce? Scherzo.

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St Mary Abbot, Kensington

Pacchetti alla mano, entrate. Percorrete il corridoio dalla stretta ogiva che corre intorno al chiostro, e piano piano il rumore cittadino recede sul fondo, mentre vi addentrate in un universo parallelo all’incrocio tra Harry Potter, i Canterbury Tales e il Nome della Rosa.
Col braccio più libero, quello senza l’ombrello, spingete il pesante portone di quercia, ed ecco che l’odore di cera, legno ed incenso vi accoglie come dentro uno scrigno. Vi sedete in uno dei banchi e finalmente poggiate la zavorra de vostri beni materiali. La luce filtra dai vetri colorati trasformandosi in gemme, le nervature di pietra sono la realizzazione terrena delle matematiche celesti.

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St Mary Abbot, Kensington

Poi ad un tratto il portone principale si apre con un cigolio, e un gruppo di ragazzini in uniforme blu, guidati da un parroco e un paio di insegnanti, sfila lungo la navata centrale e va a collocarsi a semicerchio davanti all’altare. Sembra aspettassero solo voi per fare la loro entrata. Il coro si accorda, le voci si schiariscono, un fruscio di spartiti, poi un attimo di silenzio: ed ecco che attacca l’organo e la melodia inizia a dipanarsi come un filo di seta. Altri fili, di mille colori, si uniscono pian piano al primo, intrecciandosi in armonie sublimi. La chiesa è quasi la rappresentazione visiva di quella musica: i merletti gotici sul soffitto sono i soprano, il ferro battuto dei candelabri i contralto, i pilastri a fascio la struttura dei bassi. Avete un sorriso stampato in faccia, e non ve ne siete accorte.
Quando finiscono di cantare ci sarebbe quasi da applaudire, ma sono solo le prove, e voi non siete in un film. Però a pensarci bene, è quasi meglio di un caffè.

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Pittura murale dietro St Mary Abbot, Kensington