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L’Inghilterra moderna è un efficiente affarista che si muove agile sui mercati della finanza internazionale, e la City di Londra coi suoi formicai di vetro in cui lavorano migliaia di impiegati ne è la prova tangibile e visibile. Provate soltanto a camminare sui suoi marciapiedi a passo più lento della media e verrete travolti senza pietà. Come il Bianconiglio il businessman in giacca e cravatta grida “E’ tardi! E’ tardi”, e non vuol sentire di fiabe né di tè coi pasticcini.
Ma l’Inghilterra moderna ha un cuore antico, e la tradizione, in Inghilterra, è sacra. La fiaba vive sottopelle e i fantasmi si nascondono appena tra le fessure del selciato. Le segretarie in tacchi e gonna nera sono le discendenti di qualche Gwendoline dalle lunghe trecce, e gli agenti di cambio gli eredi di cavalieri senza macchia al servizio di re Artù.

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Ed è così, con infantile stupore, che girando un angolo tra Monument e Tower Hill, proprio nel cuore finanziario e lavorativo della City, scopriamo un insospettabile isola di pace e di favola: il rudere gotico della chiesa di St Dusatn’s in the East.

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Arcate e merletti, bifore e colonnine, torrette e porticine, muschio e rampicanti che tentano di ricoprire le ossa di questo miracolo di sopravvivenza; il suono della città si arresta come per magia al limitare di questo isolato fuori dal tempo, non osando varcare la soglia di un luogo quasi ancora sacro.
La febbrile attività delle banche e delle borse si ferma per un attimo, e questo angolo di mondo antico resiste, come una radice umile e forte, a metà fra storia e fiaba.

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