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Sceneggiatore di Kids e autore di Gummo, Harmony Korine ama i ragazzini sessualmente espliciti e dai comportamenti violenti. Come se nell’adolescenza andassero a incrostrarsi tutti i mostri della società, come se il nulla che c’è fuori inghiottisse le tenere menti senza speranza di riscatto. Se all’epoca dei suoi primi film Harmony sapeva bene ciò di cui stava parlando e possedeva lui stesso una buona fetta di quella teenage angst di cui si nutriva, oggi – alle soglie dei 40 anni – non gli basta una moglie nata nel 1986 per comprendere la nuova generazione X.

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Harmony Korine è diventato vecchio ma non è uno stupido e confeziona un film furbo pregno di rimandi simbolici e trovate estetiche che ammiccano alla cultura new hipster. Spring Breakers arruola i fiorellini marci della scuderia Disney Channel e fa esplodere le loro orecchie da Minnie in passamontagna fluo dominati da unicorni, ne mostra le carni fresche strizzate volentieri in microbikini, ne dischiude le labbra per succhiare le note innocenti delle canzoncine da cartoon e sostituirle con la più vasta varietà di riferimenti fallici mai condensata in un unico film. Pistole, ghiaccioli, lecca-lecca, cylum, perchè – come insegna Miley Cyrus – la bocca ha spodestato le tette nella gerarchia degli attributi sessuali.

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La fiaba delle tre porcelline  + una non può che iniziare in una scuola di provincia, resa più tollerabile solo dalle canne e dai furti e condita con lunghe danze bagnate di pioggia stile Flashdance versione 2.0. Cotty, Candy come le caramelle e Britt in omaggio alla Spears trascinano la semi-puritana Faith (che fantasia) nell’Inferno dello Spring Break, in Florida. Lì tra diavolesse in topless, occhiali a specchio, imbuti gonfi d’alcol, capelli da mini-pony e musiche di Skrillex, le quattro incontrano il lupo cattivo che ha le sembianze di un James Franco ibridato con Lil Wayne (che schifo).

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Le orge si lasciano solo immaginare attraverso le movenze delle protagoniste imparate nei video musicali pop ancor prima di apprendere a camminare. La più sensibile delle quattro ascolta gli One Direction, la più cattiva Rihanna. La Faith se ne va storcendo la bocca di fronte alle treccine di James Franco, le altre beautiful monsters annusano i soldi che faranno con i passamontagna rosa della capsule collection per Opening Ceremony e mettono i loro culi al servizio di un ben confezionato commercial di 92 minuti.

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Il sesso negli spot è un’atmosfera che serve solo a vendere, e se vedete del sesso vero in uno spot allora state guardando un porno. L’apoteosi del nulla non definisce il film ma lo scrittore dei dialoghi, che scivola ai confini della realtà ad ogni piè sospeso. Speriamo con tutto il cuore che si sia documentato sul gergo giovanile sintonizzandosi su Mtv durante Jersey Shore, perchè altrimenti gli adolescenti hanno coniato un nuovo linguaggio dei segni, dove ad una palpata di chiappe corrisponde un sì e ad un dito medio alzato un no. Si usa ancora alzare il dito medio? Io lo ricordavo appannaggio del 1998.

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Se superate le insopportabili ripetizioni di frasi, l’uso di “puttanella” come intercalare, i continui inni allo Spring Break Forever, le treccine di Franco, gli ATL Twins di Vice e il tripudio di unicorni arriverete a scovare qualcosa di bello. La fotografia della natura che assiste allo sfacelo umano, in quadri di pontili e alberi al tramonto che regalano pace dopo il bombardamento di puttanelle swag, e l’unica scena davvero magistrale: James Franco ispirato che suona ad un piano candido Everytime di Britney Spears mentre le sue creature danzano una malinconica (e assolutamente momentanea) presa di coscienza della vacuità delle loro esistenze.

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Mentre tutto il resto scompare in un canale trash di youtube. Chi l’avrebbe detto, Britney, che alla fine proprio tu ci avresti salvato? Potere dello Spring Break.