100 giorni da oggi, Amor fou.

Mettetevi un po’ seduti che adesso facciamo un esperimento. Rilassatevi un attimo e non appena siete con la testa sgombra scrivete su un foglietto il primo slogan politico che vi viene in mente, senza andare a scomodare i morti, possibilmente.
Ci siamo ritrovati un sacco di volte a dirci sempre le stesse cose. È che manco è colpa nostra. Le cose ci vengono addosso. Ci siamo trovati al bar a dire che non si può proprio sentire Meno tasse per tutti, che persino l’idraulico della Calfort è più credibile. Ci siamo detti mille volte sui social network che un primo ministro non se ne può andare in giro a raccontare le barzellette, anche se quella dell’orchidea spaccava. È capitato pure di canticchiare sotto la doccia in maniera inconscia Meno male che Silvio c’è e quando ce ne siamo resi conto ci siamo lavati un po’ più forte. Che poi è la stessa storia di quando ci troviamo dopo il lavoro per bere una birra e salta fuori Fabio Volo con le sue teorie sulle donne che invecchiano bene come il vino o forse quelli erano gli uomini perché le donne sono quelle che invecchiano e basta. Stavamo lì e ci chiedevamo come mai i suoi libri vendono milioni di copie e cosa ci troverà il lettore italiano medio che noi non riusciamo proprio a capirlo. Che poi è la stessa storia di quando ci chiediamo come si può uscirsene con il concept del partito dell’Amore senza venir derisi in pubblica piazza.
Poi c’è Moretti in Aprile che implora D’Alema di dire qualcosa di sinistra. E noi stiamo qui a chiederci chi è stato l’ultimo che l’ha detta, una cosa di sinistra, perché noi non ce la ricordiamo.
Insomma, il problema è il messaggio. Come dire cosa, è lì che sta tutto.

Se per caso avessimo voglia di consigliare alla sinistra italiana cosa fare, dovremmo dirle di ascoltare gli Amor fou. Dovremmo prendere qualcuno e mettergli in cuffia tutta la discografia: La stagione del cannibale, Filemone e Bauci, I moralisti. Compiti per casa, ascoltateli per tre giorni. Al terzo giorno ci direbbero bello, anzi bellissimo, cantautorato italiano, un po’ impegnato come piace a noi, in alcuni passaggi ci siamo un po’ persi però c’è quel pezzo su Brunetta, i parassiti dei teatri lirici! E poi l’affondo su De Pedis, la questione morale! Ecco. A quel punto dovremmo togliergli tutto e mettergli su 100 giorni da oggi. Loro inizialmente ci guarderebbero interrogativi e poi inizierebbero a tamburellare le dita delle mani, tenere il tempo con il piede, muovere la testa. Ai primi ascolti baderebbero solo alla musica e ci chiederebbero se il gruppo è lo stesso di prima. Gli ascolti successivi servirebbero a prestare attenzione anche ai testi e lì si renderebbero conto che in effetti sì, il gruppo è quello di prima. Magari si sono concentrati un po’ di più sui giovani e sull’oggi al posto di voltare lo sguardo all’indietro, ma l’impegno si sente lo stesso, i volantini di Scientology, la superficialità, la Thyssenkrupp, i ciellini, l’igienista dentale!

Ecco, 100 giorni da oggi è l’esempio musicale di quello che la sinistra dovrebbe fare con il suo messaggio politico. Gli Amor fou di Alessandro Raina sono gli stessi di prima, rimangono lucidi e continuano ad analizzare il reale in modo originale e intelligente. Hanno la stessa capacità di descriverlo e su questo non si discostano dai dischi precedenti, il testo di I 400 colpi potrebbe essere stato scritto per La stagione del cannibale, e Vero per I moralisti, ad esempio. Ciò che è nuovo e che rafforza ancora di più la loro lucidità e conferma la loro capacità di analisi del reale è la svolta musicale –e d’immagine (piastra addio, ah dio!)- che rende 100 giorni da oggi un disco potente, non solo nel messaggio ma anche nel mezzo, video di Tumblr e gif compresi. 100 giorni da oggi è un disco da mettere su e da cantare, perché i testi ti rimangono in testa e da ballare perché le sonorità ti si attaccano addosso. È per questo che se avessimo buon cuore dovremmo farlo ascoltare alla sinistra italiana. Magari così sotto la doccia canteremmo qualcos’altro. Per ora va benissimo Gli zombie nel video di Thriller.