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Una cosa divertente che farò ancora. Primavera Sound, il report.

Avrei soltanto parole entusiaste, ma così sembrerei una bimbetta che è andata a Gardaland e non una reporter con spirito critico che è andata al Primavera Sound e non vi dico quante volte ha alzato le spalle, scosso la testa e cambiato stage. Vi risparmio che ha piovuto, che faceva freddissimo, che mi facevano male i piedi e che nei giorni successivi al mio ritorno mi svegliavo di soprassalto nel cuore della notte perché non capivo se erano le tre del mattino o le quindici, perché se erano le tre voleva dire che qualcuno stava suonando e io me lo stavo perdendo. Vi risparmio che quando toglieranno il roaming saremo tutti meno euroscettici e che ormai sono in tapas state of mind (se volete friggere pure il piattino per me è ok). Vi risparmio anche le gesta di una reporter scafata: fare otto video per poi scoprire solo il giorno dopo che l’audio era disattivato e arrivare al giorno due con il telefono scarico al live dei National (fortuna che ci sono gli amici, va).
Ve l’ho già detto che questa era la mia prima volta e che ero un po’ tesa. Avrei resistito al tour-de-force? Avevo delineato la migliore delle schedule possibili? Alla prima domanda posso rispondere sì. Anzi, al sabato avevo approntato tutte le correzioni agli errori fatti nei giorni precedenti, per cui avrei potuto fare altri tre giorni in formissima. Da Tiger avevo preso anche una ceratina chicchissima rosa bubblegum con una scritta rossa incomprensibile. Alla seconda, invece, non lo so. Ma la vita è fatta così, dopotutto mica puoi continuare a chiederti sempre cosa sarebbe stato tuo nonno se avesse avuto tre palle.

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Giorno 1
Inizia tutto (ufficialmente) giovedì. Mi faccio una sineddoche-selfie. Real Estate, perfetti con il sole tiepido della fine del pomeriggio ma con il problema di mettere in difficoltà anche un in formissima Uomo Gatto hipster. (Leggi: tutte piattamente uguali). Midlake energici e Warpaint fiche. Ed è subito Amleto. St. Vincent o Neutral Milk hotel? Vado dalla Vincenza e, dato che solo Gwyneth in Sliding doors ha potuto sapere cosa sarebbe successo se, non me ne pento. Uno dei concerti migliori di tutto il Primavera. Una delle donne più gnocche. Suona, balla, si butta giù dai gradini della scenografia, sta bene con l’ombretto turchese e i capelli crespi. Più di così, ditemi voi. Poi faccio come i salmoni, abbandono il gruppone e contrasto la corrente verso i Queens of the stone age e me ne vado dai bravi Chverches (questa è forse la prima volta che lo scrivo giusto senza googlare). Mi metto i tappi (prima e ultima volta, i volumi non sono proprio al massimo da queste parti) mentre attorno a me gente sniffa keta. Controesodo: Arcade Fire, ho perso tutti, la gente è dappertutto e voglio la mamma. Adesso ho capito cosa vuol dire andare a una festa dove non conosci nessuno. Mi bevo una birra vicino a due tipe che pensano bene di raccontarsi gli ultimi dieci anni della loro vita mentre i canadesi danno vita a uno spettacolo pazzesco. Se la fossero raccontata in italiano, almeno la sapevo pure io. Mi sposto e mi autoinvito alla festa di alcuni tipi particolarmente sbronzi. Coriandoli, urla da stadio, gioia condivisa. Resto dell’idea che i migliori pezzi siano quelli degli album precedenti a Reflektor. Un pezzo di Disclosure e uno di Moderat ed è subito Ray-Ban stage, ed è subito Metronomy. Peccato fossi davvero distrutta, ma sono stati veramente deliziosi e più tardi Jamie XX  un vero lord. Mi stacco le gambe e buonanotte.

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Giorno 2
Dannazione all’acquazzone. Perdo gli italiani C+C=Maxigross e le Haim, uno dei concerti che attendevo con più curiosità. Ripiego mesta in melanzane con miele e lime, crocchette e claras. Arrivo giusto in tempo per gli ipnotici Slowdive. Più forte ragazzi, che quelle chitarre devono avvolgere anche a metà pubblico! Sui Pixies vabbè, mi è parso un concerto classic-rock/padre che porta il figlio e il figlio lo guarda a tratti perplesso tranne quando suonano Where is my mind che Fight club lo ha visto anche lui. Poi CIAO The National. Lo avresti detto che uno degli show più rock (nel senso della mano che fa i cornetti+pollice) lo avrebbe fatto un gruppo di elegantoni col panciotto? Matt è sbronzo, pare triste, spacca microfoni, i gemelli lo accudiscono come un bambino speciale. Sembra giù di voce, il boh si legge nei volti da’a gente. Poi a un certo punto Matt Berningen parte. Si arrampica, urla, invita Justin Vernon, corre tra la folla, si butta, (i microfoni perché non sono wireless?), nel dubbio ne spacca un altro paio, su Mr November sale sul palco il frontman dei Walkmen e lui lo abbandona, c’ha da fare con il pubblico. Strepitoso. Più tardi, passeggiando, incrociamo un tizio che salta e ride da solo. Si avvicina e ci mostra il telefono, ha una foto con Matt scattata mentre faceva il molesto tra il pubblico. Per dire. Lo so, sono cose che in un festival non si fanno, ma Matt e soci ci hanno riempito così tanto che non c’è più spazio, vaghiamo distratti tra i !!!, SBRKT e Laurent Garnier, con il cuore pieno e il sorriso (forse è un inizio di paralisi, dato il freddo).

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Giorno 3
Carica a molla. Prendo gli energizzanti omeopatici con i fermenti lattici che sanno di galatine che mi ha dato il mio amico farmacista. Jonathan Wilson rende tutto più americano, anche la spiaggia e un sole che pare, per la prima volta, riscaldare. Television non mi esprimo sennò mi dite tutti un sacco di parole (la storia dellla musicaaaaaaaaa! Sì, ma du palle). Dum dum girls che per uno strano incrocio astrale riesco a vedere solo ora. Moscette, come già dissi su Instagram. Ecco, una considerazione che ho pensato nei Primavera-days: suoni un’ora, a uno dei festival più fichi, con migliaia di persone, il check è quello che è ma che, fai il timido? Butta tutto fuori come mai prima d’ora, no? Per fortuna che qualcuno l’ha capita. Tipo Ty Segall (ne vogliamo ancora!) e i Cloud Nothings, che vabbè fanno sempre il più che possono, ma loro sono fatti così. E chi l’avrebbe detto che Caetano Veloso sarebbe stato così? Brioso, energico, vitaminico (un premio speciale va ai gradini del Ray-ban stage <3). I Pizza Underground hanno paccato, e pensare che eravamo in-diavola-ti. Hanno perso l’aereoahahahahahah. Scusate. Volcano choir bellissimi, ricchi. Spazianti i vocalizzi di Vernon, per non parlare della sua camicetta giappo-hawaian. Blood Orange, per quanto mi riguarda, ha parecchio da costruire e, come disse anche Poptopoi, Losing you di Solange aleggia all over the live. Mi si perdoni se ai Nine inch nails preferisco i Mogwai, che riescono a silenziare il Primavera, come in una specie di quiete prima della tempesta di chitarre. Balliamo sui un po’ tamarri Chromeo, che a tratti scimmiottano i certamente migliori Daft punk. E balliamo, seppur in altra maniera, sui bei Black lips. I Cut copy rimangono sullo sfondo, mentre ci appropriamo di una poltrona simil-Fracchia e con la cerata ci copriamo. Hanno finito gli infusi, ma le birre no. Albeggia, è domenica e fatichiamo a trovare un bar aperto per fare colazione.

E ora si è tornati alla routine, ad ascoltare tutto quello che ho visto e masochisticamente anche quello che mi sono persa. È stato tutto bellissimo, davvero. E io che pensavo di non avere il fisico, tze. Grazie a tutti i volti che hanno sorriso con me, con Cosebellemag e, ça va sans dire, a Sfera Cubica e A Buzz supreme.

Il #primaverabello è una figata pazzesca.

Qui la playlist del #Primaverabello aggiornata