Mistaken for strangers. The National.

Oggi c’è poco da dire. Il cielo è grigio, pioviggina e il calendario segna che siamo giunti alle note idi di marzo. Lo so, quando si comincia a parlare del tempo significa che si è arrivati al capolinea. Oppure che si sta in ascensore. Il problema però è che, come diceva Battiato, la primavera tarda ad arrivare.

Mettete che siete in auto e fuori piove e siete stufi del cappotto, della sciarpa, del cappello di lana, delle calze cinquanta denari, di non dimenticarvi la maglietta della salute. Mettete che passeggiate per il centro e tutte le vetrine mostrano abitini fiorellosi e colorati e voi invece siete perfettamente in tinta con la brughiera inglese. Mettete che il random dell’Ipod vi spara nelle orecchie Mistaken for strangers dei The National. L’album è Boxer, il quarto della band di Brooklyn e Mistaken for strangers è il primo singolo estratto, uscito il primo maggio 2007. Come capita spesso con un pezzo dei The National, colpisce dove deve colpire. Una volta al cuore, una volta alla testa, una volta punta il piede e non c’è verso di tenerlo fermo. Stavolta colpisce al cappotto. In questo pezzo ci sono ragazzetti mezzi fatti che presto diventeranno adulti. Ci sono scorribande fatte in giacchetta da college. C’è la luce dei lampioni e ci sono le allucinazioni.

Capita anche a quelli molto sciolti con l’inglese che in una canzone non si capisca tutto al volo. Mi capita anche con l’italiano, figurarsi con l’inglese. Lo sappiamo che qualche parola sbrodolata viene sempre fuori e fingiamo sicurezza nel ripeterla a caso. Un aiuannafrein ci sta sempre in una canzone in inglese, è un tappabuchi che non dà troppo nell’occhio, dai.

Insomma fa freddo, piove, sei color brughiera, hai otto maglioni anche se è metà marzo, ascolti Mistaken for Strangers e quello che viene fuori è che ti viene voglia di essere come i tipi della canzone. Showered and blue-blazered. Che questo si capisce benissimo.

Pochi programmi e poca voglia di averceli. Uscire e vedere quello che capita. Poca roba addosso, jeans e t-shirt possono bastare. Per la sera, quando si alza quella brezza un po’ fredda di primavera basta un blazer. Messo addosso senza impaccarlo sotto i cappotti, senza abbottonarlo. Messo su senza impegno, con delle scarpe da ginnastica o con i tacchi. Un blazer, punto. Quest’anno ce ne sono davvero di tutti i colori, e non mancano le tonalità più neutre per chi non si sente pronto ad abbandonare la brughiera solo perché le temperature sono più miti.

Ecco, mancavano solo i The National a ricordarmi che ho una voglia matta di primavera. “You get mistaken for strangers by your own friends when you pass them at night under the silvery, silvery citibank lights arm in arm and eyes and eyes glazing under”. Una cosa così, tipo.