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Germana Bargoni. Gira e rigira e Joyce in Pola.

Prima o poi arriva il momento in cui si deve fare i conti con sé stessi. E lì o si fa pace con quello che si è diventati o si prende il coraggio a due mani e si cambia strada. A volte la fortuna però pare essere dalla tua parte, e al posto di lasciarti da sola ti lancia dei messaggi più o meno chiari. Non è facile capirlo, specie se i messaggi arrivano attraverso la perdita di quel lavoro che può garantirti sicurezza progettuale ed economica e di un cambio città. A Germana Bargoni è successo più o meno così. È così che si è avvicinata alla sua passione originaria, la sartoria. Un pallino che è rimasto sempre, nonostante gli studi scientifici e un lavoro per una grande multinazionale. Ed è questa la strada che ha preso una volta che l’imprevedibile corso degli eventi l’ha costretta a scegliere. «Vivevo a Milano, lavoravo e viaggiavo tantissimo, ma in ogni città in cui capitassi riuscivo a trovare il modo per fare una visita dal tessutaio della zona. Ovunque andassi era lì che mi sentivo a casa, che diventavo una bambina in un negozio di giocattoli».

È così che è nata Gira e rigira (la moda). Gira e Rigira è un progetto di creazione di abiti con stoffe esclusivamente vintage. Pezzi unici che richiamano la moda d’antan soprattutto degli anni 60-70, con un mood contemporaneo. «Il mio periodo ideale sono gli anni 60 parigini. È lì, nei film, nelle fotografie, nei documenti del periodo che trovo la mia fonte di ispirazione». Non a caso un fondamentale del suo stile è l’immancabile gonna a pieghe rossa. «Ne ho una per ogni stagione, per ogni consistenza diversa». E quando le chiedi perché non se ne va direttamente a vivere a Parigi, la città degli atélier, risponde: «Parigi è l’evasione, una sorta di paradiso dove ogni tanto vado qualche giorno a ricaricarmi. Se ci abitassi il cerchio si chiuderebbe troppo. E poi dove fuggo? Per un po’ di tempo ci ho provato a viverci, ma ho concluso che forse è meglio così». Giusto a confermare che a noi donne le cose non ci piace renderle facili e lineari, forse perché il processo creativo nasce proprio dalla tensione.
Il gusto dominante per tutte le creazioni si ispira al passato, con grande cura per i dettagli come le cinture, i bottoni, i ricami e i materiali di vecchie mercerie. E poi grande una attenzione alla scelta delle stoffe. «Ormai ho i miei porti sicuri, dove trovo tantissimi tessuti bellissimi. Uno è proprio il mio spacciatore, è fantastico e secondo me a volte nemmeno si rende conto di quale miniera sia per me. Quando qualcuno vede le mie creazioni prova a chiedermi “Bella questa stoffa, dove l’hai presa?”, ma sarebbe come confidare il mio segreto più strategico». Sempre in coerenza con l’atmosfera retrò, anche il nome Gira e Rigira (la moda) deriva proprio da quel mitico gioco anni 80 che ha fatto accarezzare a tutte il sogno di essere un giorno una stilista. «Il concetto guida è la visione della moda come un continuo ritorno, un ciclo ininterrotto di mode del passato, un gioco in cui vince chi mescola al meglio i colori, le atmosfere e le diverse epoche». Vince insomma chi crea una propria moda, unica e personale. I capi di Gira e Rigira sono cuciti a mano, uno per uno, personabilizzati e personabilizzabili.
Ma voglio risolvere un mio perenne tarlo: come si fa a fare quei bellissimi schizzi che mi fanno rosicare quando sfoglio la Moleskine di un designer? «Non lo so, da quel punto di vista sono negata. Più o meno faccio ancora gli omini con gli stecchetti. Il disegno del capo è tutto in testa e poi si trasferisce quasi direttamente sulla stoffa». Fantastico dunque! Donne che disegnano gli omini coi stecchetti unitevi!

Bowling Brama è il nome della collezione autunno-inverno 2014 che oggi Germana ci presenta in anteprima qui su Cosebelle, i cui scatti sono firmati Giulia Mazza, una nostra vecchia conoscenza. «Siamo andate al bowling per ritrovarci a giocare nell’atmosfera del Grande Lebowski. I colori caldi autunnali scelti per questa stagione sono accompagnati da stampe colorate di fiori e piccoli cani che si mescolano e si abbinano con le sete e i colletti vintage». E per la prima volta ci sono anche modelli adatti alle linee più curvy.

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Se per dedicarsi alla moda Germana ha iniziato un nuovo percorso, per quanto riguarda la musica è stato invece un continuum. «Ho sempre suonato. A sedici anni passavo i miei sabati sera in sala prove e anche quando ho iniziato a vivere a Milano ho continuato». Con un’amica francese dà vita nel 2007 a Mange-tout, un duo con un repertorio vario, per influenze e lingua. A Bologna, dal 2012 – l’anno della svolta -, diventa invece la frontwoman (si dice? Facciamo che si dice) dei Joyce in Pola, che hanno appena sfornato un ep per WWNBB, Any, Some other. «Siamo un quartetto perfetto. Gli altri sono di Ferrara e mi seguono in tutto quello che ho in testa. I pezzi li scrivo e li arrangio io, ma lascio che ci sia l’apporto di tutti. Ho sempre ascoltato postrock, Sonic Youth, garage e sono una fanatica di una certa scena americana riassumibile in un’etichetta, la Merge (quella degli Arcade Fire, ndr)». Anche in questo ep infatti ciò che si scorge è l’America, con un allure vintage. Chitarre folk, il pop quello curato e ricco di spazi generosi da poter riempire di cose proprie. Sembra un caso, ma anche Any, some another è adatto a questo autunno che sorprende con i suoi giorni di sole.

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Se volete ascoltare i Joyce in Pola.

Se volete spulciare lo shop di Gira e rigira.

Credits, www.giuliamazza.com