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Miley Cyrus.

Sta di fatto che se senti per caso Wrecking ball alla radio, ti resta in testa per tutto il giorno.
Questa frase stava alla fine di tutto, ma forse è l’unica cosa che conta.
Miley Cyrus è, o meglio era, Hannah Montana e io talvolta la chiamo ancora così perché fino a poco tempo fa non sapevo bene come pronunciarla o non mi veniva il nome. Hannah Montana per me è come le carte di Yu-gi-oh. Qualcosa per cui oggi bambini e ragazzetti stravedono e io non so il perché, dato che a malapena so come funzionano. C’è poi da aggiungere abbondante snobismo dovuto alla convinzione che i vecchi giochi e i vecchi cartoni animati erano mejo.

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Metti che Miley Cyrus diventi troppo grande per rimanere dentro ai suoi abitini da beniamina Disney, ma vuole – sic– continuare a cantare e a dare sfogo alla sua vena artistica provando però a smetterla con i “ehi ma quella è Hannah Montana!”. Metti che il mercato delle cantanti più o meno pop, più o meno anglofone, più o meno radiofoniche, più o meno strappone sia al momento sufficientemente saturo e riuscire ad entrarci possa essere abbastanza difficile anche se “ehi ma quella è Hannah Montana!”. Metti che ormai lo showbiz funziona come una rimpatriata di vecchi amici un po’ depressi sopra i quaranta che non si vedono da un po’: si fa a gara a chi la spara più grossa. Metti che il primato delle visualizzazioni su Youtube si autoalimenta: video shock – condivisioni – tante condivisioni – colonnina destra di Repubblica.it – tantissime condivisioni – gente che si indigna per le tantissime condivisioni. Metti che il nostro senso dello scandalo alzi l’asticella sempre più in alto, per poi lamentarsi di quanto s’è alzata. Un’altezza forse non condivisa da una che ha passato la sua vita davanti ad una telecamera.

Parlo del video di Wrecking ball, del twerking, di quelle foto di Terry Richardson.
Adesso faccio la cinica, ma anche a me non va giù questa cosa che per cantare si debba leccare martelli o addirittura dollari, come fa la pop star senior Rihanna nel suo ultimo (e orribile) video. Che il continuo ping-pong tra show business e puritanesimo ogni volta faccia parlare (morbosamente) dell’ennesima alzata di asticella. Che per lanciare un disco si debba andare orgogliosi del proprio zoccolo di cammello e dei propri dieci centimetri di lingua.
Forse semplicemente non è il mio codice, e nemmeno quello di molti altri.
In effetti trovo poco carino che una ventenne faccia finta di toccarsi in diretta tv con una mano gigante, soprattutto se quella, fino a poco tempo fa, era un idolo per delle bambinette di otto anni o giù di lì. Perché potrebbe essere solo questa la discriminante, se vogliamo parlare di cattivi maestri. Perché se iniziamo a parlare di cattivi maestri facciamo la fine di quelle madri che dicevano di non ascoltare il rocknroll perché faceva venire voglia di drogarsi.
Insomma, Miley Cyrus e i suoi consulenti d’immagine devono aver pensato “come facciamo a tirarti via questa patina da brava ragazza, amica delle più piccine? Come facciamo a farti entrare senza spintonare, come stavi facendo finora, posizionandoti tra una Beyoncé e una Rihanna? Ti facciamo fare la scandalosa per un po’ e poi se vuoi ti ripuliamo un pochetto, ma tu non sfuggirci di mano come ha fatto Lindsley Lohan, ok?”

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Ho chiesto a una ragazza che qualche anno fa avrebbe potuto avere il poster di Hannah Montana in cameretta se la conosceva. Lei finalmente mi ha illuminato su cosa fosse il telefilm di Hannah Montana, e di questo le sono grata. Quando poi le ho chiesto se conosceva Miley, mi ha detto che prima di questo filotto sosososcandalous pensava che avesse smesso di cantare e di lavorare nello spettacolo. Magari un solo intervistato non è indicativo, ma un po’ sì, dato che a dodici anni tutti fanno le stesse cose, più o meno. (io so che Slater di Bayside School adesso presenta XFactor Usa, per capirci).

Dunque Miley Cyrus ce l’ha fatta. Ce l’ha fatta anche a noi che le canzoni in stile sottofondo da Bershka ci sembrano tutte uguali. Ora sappiamo che Wrecking ball è quella con lei nuda sopra una palla d’acciaio. Ed è anche quella che ultimamente canti con più urlante soddisfazione. Che sarebbe una bella canzone pop di per sé, anche senza martelli leccati. Purtroppo questo mondo è così, si parla (e si punta) quasi sempre di tutto ciò che sta attorno ad un’artista pop e pochissimo della sua musica, forse perché quella è la parte meno originale e spettacolare di tutte, tranne qualche pezzo particolarmente riuscito. A conferma di ciò, per quanto riguarda Bangerz, il disco, in effetti sembra di essere da Bershka per 50 minuti, e sappiamo che in quei posti lì al massimo te ne esci con una tshirt tinta unita.