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Giulia Mazza.

Esistono dei momenti in cui tutto sembra andare per il verso giusto. E ti sorprendi che tutto questo stia accadendo perché magari non succede tutto in una volta, ma ti soffermi un attimo e conti le cose belle che ti capitano e dici beh? Comincia l’estate, finalmente. Il tuo gruppo firma un contratto per tre dischi per la FatCat Records, quella dei Sigur Rós e degli Animal Collective, per capirci. Il tuo hobby, messo insieme ad un’applicazione per Iphone, diventa qualcosa di più. Tutto questo sta accadendo a Giulia Mazza, tastierista e backing vocal degli A classic education e di His Clancyness, fotografa con una passione per il vintage. È notizia di circa un mese fa che proprio il progetto più personale di Jonathan Clancy, His Clancyness, quello che in teoria doveva essere “parallelo” a quello dell’A Classic Education, abbia invece fatto tombola entrando nella grande casa FatCat Records. Lo scorso 20 maggio è uscita la prima cassetta (giusto per stare in tema col vintage) in edizione limitata, Charade, che mette insieme due inediti con altri quattro pezzi già noti, ma forse non a tutto il pubblico della FatCat. E questa rubrica non può che esserne felice, dato che proprio Jonathan Clancy è stato il primo ospite dello Spoglierò Simon le Bon.
Da poco tornata da un tour italiano ed europeo che ha visto gli His Clancyness calcare i palchi assieme a Deerhunter prima e ai Widowspeak poi, ci racconta come funziona il suo Promise me stuff, un semplice garage online capace però di custodire molte chicche vintage.

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«Il vintage mi piace da sempre, quindi ho sempre spulciato in mercatini e negozietti. Con i tour, soprattutto negli Usa, dove i garage sale sono ormai un’istituzione, mi capitava di prendere un po’ più cose del previsto, complici i prezzi molto abbordabili. Ma una delle mie rovine è l’acquisto online, in Ebay ci posso passare delle ore». E come succede spesso, l’acquisto compulsivo (o quasi) da affare d’oro, asta, almassimoloregalo produce tanto superfluo, taglie incluse. «Ho iniziato così ad accumulare un sacco di roba ed è stato lì che mi è venuta in soccorso l’app Depop». Una sorta di social network dell’affare e del riuso, in pratica.
Depop funziona così: crei un account, fai qualche scatto alle cose che vuoi vendere, ci dai un prezzo e speri che la gente arrivi a te, si innamori della tua tshirt del Titanic e che l’acquisti. Oggi gli utenti sono migliaia, ma nel novembre 2011, quando Simon Beckerman (quello di PIG mag e Retrosuperfuture) ha avuto l’idea, di utenti ce n’erano molti meno. «Mi sono iscritta quasi subito, dopotutto avevo un po’ di cose da smaltire! Di solito la gente faceva delle foto col telefono, una gruccia attaccata ad un armadio e via. Visto che io con la fotocamera ci lavoro, ho iniziato a scattare curando un po’ luci e set e facendo indossare i capi ad un’amica con il fisico giusto. Questo ha permesso al mio profilo di diventare tra quelli “consigliati” per fare le cose per bene quando ci si iscrive a Depop e di avere quindi molti follower». Risultato? «Ora vendo quasi tutto quasi subito, il corriere viene a prendere i pacchi ogni tre-quattro giorni, tanto che i miei vicini ormai avranno chissà quanti sospetti. In più, molti amici provano a darmi la loro camicia di jeans ormai troppo stretta o un foulard della zia nel tentativo di liberare gli armadi e di recuperare qualcosina. Ma devo iniziare a dire qualche no, ormai in casa, tra strumenti musicali e pezzi vintage, non ci sto quasi più».

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Ma non soltanto di virtualità si nutre il vintage. Capita infatti di trovare Giulia e il suo Promise me insieme ad altri appassionati in mercatini e garage sale , come quello che si terrà a Bologna la prossima domenica all’Arena Orfeonica e che ha una locandina super più.