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Paletti, Ergo sum. L’intervista.

Ve la ricordate la compilation Summer is una Cosabella? Quella per l’estate che stava per iniziare? Quella che serviva a vedere tutto più bello? Presto ne servirà un’altra, lo so, ma ci penseremo poi. Oggi fatece largo che tocca a Paletti, già nella playlist di cui sopra con Raccontami di te. Dopo il fortunato ep Dominus, che la conteneva, eccolo con il long playing Ergo sum, copertina hot inclusa. Più analisi, più contemporaneo, più legami con il presente e meno voltato all’indietro. È questo il nuovo Paletti. E se prima lo si associava con facilità a Battisti, questa volta la sua speranza è che a sentirlo venga in mente Battiato, «Mi piacerebbe molto che questo disco potesse vagamente essere associato a La voce del padrone per una questione di concretezza, durata, ed essenzialità». Intanto a noi Paletti ci piace così, di suo, nudo e spogliato per voi da Cosebelle.

Cosebelle: Se dovessi fare un paragone, a cosa assomiglia Ergo Sum?
Paletti: «Credo che ci siano varie cose all’interno di Ergo sum che possano ricordare altri spunti di altri dischi. C’è sempre qualcosa che si ispira a qualcos’altro ma è estremamente importante per me trovare il mio stile. Ricerca che non riguarda solo Ergo sum ma anche la mia vita».

CB: Come mai questa copertina “osé”?
P: «Volevo fare una copertina “forte” che rappresentasse il mio intento di parlare in maniera intima e senza veli. Un’immagine che potesse suscitare contraddizioni e opinioni diverse. C’è un briciolo di provocazione ma c’è soprattutto coerenza, a mio parere, con ciò che viene descritto nel disco».

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CB: Il disco è una sorta di osservazione di ciò che ti/ci circonda. Lo stress collettivo, la crisi, i rapporti umani e personali che si arenano. Mentre l’ep era, o sembrava, più leggero.
P: «C’è una consapevolezza più intima e forte di me ora. Quando ho scritto questi 8 brani mi sono concentrato molto sull’osservazione delle mie emozioni, del loro movimento all’interno del mio corpo e del risultato che hanno avuto su ciò che mi circonda quotidianamente».

CB: Mentre in Cosmopolitan l’uomo è quello che non si accorge nemmeno che la propria “girl” ha cambiato pettinatura, Paletti sembra un tipo molto riflessivo…
P: «È proprio l’esser tanto riflessivo, talvolta in maniera esagerata, che mi porta a perdere altre cose come una pettinatura o un nuovo paio di scarpe. Il mio livello di attenzione è limitato. Quando osservo me stesso cerco di farlo in maniera ampia. Mi guardo all’interno del mondo e cerco di essere sveglio e sensibile ma non ho sempre l’energia per comprendere tutto».

CB: Quanto pesa la tua esperienza nei The Record’s in questa produzione?
P: «Le esperienze sono il concime che fa crescere tutto il resto. Con i Record’s ho avuto delle avventure enormemente formanti, sia musicalmente che umanamente. Ora che non sono più all’interno di una band mi pesa il fatto che le decisioni da prendere e le cose da fare pesino esclusivamente su di me. Ciò ti libera da molti contenziosi ma ti stressa di più. Il concetto di “lavoro da band” lo porto ampiamente sul palco con i ragazzi che suonano in giro per l’Italia con me in questo tour».

CB: Qual è la canzone a cui sei più affezionato?
P: «Cambiamento è concettualmente il brano che mi gasa di più. Mi piace suonarlo dal vivo e collega significativamente tutti le altre canzoni del disco».

CB: Spesso ti hanno paragonato, avvicinato, a Battisti. Come convivi questo convitato di pietra nella tua attività creativa?
P: «Meglio essere associati a Battisti che a qualcuno che non mi piace. Sinceramente la sento anche io questa somiglianza, più nell’ep devo dire che nel disco. Cerco di starci comunque attento in fase di scrittura. Come dicevo prima, il mio stile si sta delineando ed è questione di una ricerca a tutto tondo».

CB: Tre musicisti italiani (di sempre) che senti tuoi, per influenza e ascolti.
P: «Battiato, Battisti, Bluvertigo».

CB: Una frase che scriveresti sulla tua Smemoranda.
P: «Non c’è più , non c’è, non bastano rivolte e religione, il cambiamento spetta alle persone. Prima individualmente e poi, collettivamente si vedrà».

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CB: Spoglierò (ancora di più?!) Paletti. Cosa troverei nel tuo guardaroba?
P: «È da un po’ che non compro vestiti nuovi. Sto cercando delle mutande decenti, ma porco cane non è mica facile. Sono tutte colorate piene di scritte tamarre. Ma delle mutande da “uomo” ci sono ancora o se le sono prese tutte gli alieni?»

CB: Hai un feticcio, un accessorio o un capo che acquisti con ritualità o che collezioni?
P: «Mi piacciono gli indumenti un po’ rovinati, invecchiati, lisi. Dai giubbini di pelle alle scarpe. Le cose nuove e luccicanti non mi sono mai piaciute, sono troppo appariscenti. Mi piace una certa sobrietà vissuta».

CB: Il libro che stai leggendo.
P: «Un libro di un mio amico, Davide Fabbian, Storie di ragazzi agitati molto scorrevole e intenso».

CB: Un disco che ti ha accompagnato durante la scrittura di Ergo Sum.
P: «Fetus di Franco Battiato, il suo primo disco. Mattissimo e mooolto avanti».

CB: Questo è un po’ come il giochino che si faceva da piccoli. Qui si risponde la prima cosa che viene in mente, tipo le macchie degli psicologi.
P: «Diomio, non mi ricordo più come si gioca… Che brutto invecchiare!»
Dire «Preferisco il silenzio, sempre più sottovalutato».
Fare «Un bello scherzo ad un prete! Tipo andare li e legargli le stringhe delle scarpe…»
Baciare «Sotto il seno della donna che amerò».
Lettera «Qui giuro sono in crisi, non ricordo più se è una lettera dell’alfabeto o c’è da scrivere una lettera».
Testamento «Testamento? Qui non le si prendeva di santa ragione? Io ero un bimbo vessatissimo dagli altri. A questa, per ripicca, non rispondo!»

CB: Una cosabella.
P: «La delicatezza della pelle che sta tra la parte inferiore del seno e il torace delle donne dove si annida il loro vero odore distintivo. Scusate, è una cosa un po’ porno ma è primavera!»