Spogliero simon le bon_cosebelle_Kurtvile_03

Kurt Vile, Wakin on a pretty daze.

Prima di iniziare a parlare del nuovo disco di Kurt Vile serve fare alcune premesse.

– Io quelle cose troppo americaneggianti, alla Mark Knopfler,  non le reggo.
– Le canzoni che durano più di 5 minuti spesso le sopporto a fatica.
– Kurt Vile è padre di due figli, ama la moglie e ha fatto un super disco, nonostante ciò il transfert si è rivelato abbastanza infattibile a causa di un aspetto fisico non troppo avvenente.
– La lettura di questo Spoglierò Simon le Bon e l’ascolto di Wakin on a pretty daze può avere degli effetti collaterali, quindi se avete paurapaura leggete bene le controindicazioni nel foglietto illustrativo nelle ultime righe fondo al post prima di partire di slancio.

Spogliero simon le bon_cosebelle_Kurtvile_01

Se leggete in giro qualche recensione di Wakin on a pretty daze di Kurt Vile come ho fatto io prima di iniziare a scrivere, sarete assaliti da una domanda. Innanzitutto sì, ovviamente leggo qualche recensione, sempre che ce ne siano già, prima di spogliare un artista. La cosa positiva, per la mia autostima e per la mia robusta convinzione socratica del sapere di non sapere, è che spesso trovo cose concordanti con quello che avevo pensato nella mia intima solitudine. La cosa positiva – o negativa – è che, anche se non le trovo, continuo a pensare lo stesso che quel disco mi piace o non sia un granché, perché i comici e la rete ci hanno insegnato che uno vale uno. Insomma, eravamo rimasti alla domanda. Leggete qualche recensione, in italiano, in inglese, per i più poliglotti anche in altre lingue e vi chiederete ma quale è stata scritta per prima? Ok il comunicato stampa, però magari ogni tanto un po’ di fantasia e di farina del proprio sacco mettiamocela, eh. Dunque, io il comunicato stampa non l’ho visto, ma appena ho sentito questo disco, ignara di ciò che era stato scritto a riguardo, ho pensato subito ok, ciao. Mi spiego meglio. Ho ascoltato questo disco per la prima volta giovedì scorso. Il primo giorno in cui il sole ha iniziato a fare il suo sporco dovere di scaldare, far togliere i cappotti e rivelare il drammatico ritardo nella nostra corsa per la prova costume. Non è un dettaglio ininfluente. È partito Wakin on a pretty daze e soltanto dopo venti minuti mi sono resa conto che ero ancora in ufficio. E, cosa ancora più assurda, che avevo ascoltato – e che qualcuno l’aveva scelta come apertura di un disco – una traccia di oltre nove minuti (Wakin on a pretty day) senza nessun riflesso condizionato di rifiuto. Le undici tracce che compongono il disco cerallaccato Matador records e prodotto da Kurt Vile e John Agnello (Sonic Youth, Dinosaur Jr, The Thermals) sono un tutt’uno, una specie di lunga (oltre 68 minuti) colonna sonora di un pomeriggio assolato. Esattamente uno dei primi, in cui anche rimanere seduti a fissare il vuoto per un’ora non è sinonimo di noia, ma semplicemente di cambio di stagione interiore. Atmosfere sognanti, piacevolmente psichedeliche, che si ripetono ridondanti come fa una nenia che ti culla sapiente. Un rimanere in mezzo a quel pulviscolo caldo, a quell’effetto Tyndall che ti fa godere di ogni pizzicato di chitarra, di ogni assolo, della voce carezzevole di Vile che nonostante parli di come ci si sente ad essere concretamente adulti sembra che ti parli di trichechi rosa, ma tu tanto stai pensando ad altro o forse a niente. A chiuderlo, Goldtone, l’estremizzazione di tutte queste caratteristiche che, manco farlo apposta, dura quasi 12 minuti. E sono comunque, anch’essi, un piacere.

Spogliero simon le bon_cosebelle_Kurtvile_02

Wakin on a pretty daze è questo, in sostanza. Spinge a prendere la bici o a farci preparare da Battista la nostra decapottabile anni Settanta per un vagare senza meta, soltanto per farci sentire che il vento ora è più caldo, le giornate sono più lunghe e gli alberi stanno tornando verdi. Il problema è che se iniziate ad ascoltarlo in ufficio, in un autobus, in carcere o in qualsiasi altro luogo che non potete abbandonare con facilità, beh, allora vi assalirà un’altra domanda. Ma noi esseri umani per cosa siamo nati se non per andare spavaldi incontro al sole?

Wakin on a pretty daze on Spotify.