Tame Impala. Lonerism.

Non è la cosa in sé, è tutto quello che ci sta attorno. Lilli e il Vagabondo si innamorano perché mangiano un piatto di spaghetti con le polpette? Si sarebbero baciati comunque, con o senza spaghetti extralong, anche se mangiavano un risotto alla milanese? Ho passato qualche anno infantile a pensare a che bello sarebbe stato baciarsi così, con gli spaghetti extralong e io gli spaghetti extralong non li trovavo da nessuna parte e manco qualcuno che li mangiasse con me.

Ieri mi è capitata la stessa cosa ma senza spaghetti. Dovevo andare dall’altra parte della città, stavo per andare a prendere la bicicletta quando ha cominciato a piovere. C’era quella pioggia finafina e bagnatabagnata che ti fa dire massì in bici ci vado lo stesso ma poi mentre ci vai pensi chi me lo ha fatto fare.
Dovevo andare dall’altra parte della città e dovevo riascoltare per bene Lonerism dei Tame Impala per scrivere questo pezzo. Che uno dice, beh con tutta la psichedelia sixties che si porta dietro questo disco forse sarebbe stata più adatta una giornata di sole, magari un po’ afosa. E invece. Metteteci che poi per tornare mi sono persa e ci ho messo tipo il doppio del tempo per tornare a casa ed era pure ora di cena ma per fortuna non pioveva più. Cosa succedeva se mi mettevo nelle cuffie una roba di quelle malinconiche, di quelle che mi piacciono a me certe volte, tipo l’ost del Favoloso mondo di Amélie o robe così? Succedeva che io ero la piccola fiammiferaia che si perdeva nella grande città che ancora non conosce benissimo, avrei trovato sulla sua strada i lupi, i cattivi e si sarebbe bucata una gomma. Sarei arrivata a casa con quella faccia tipo voi non lo sapete cosa mi è successo, mi sono persa e preparatemi un brodino con il dado che forse ho preso la scarlattina come Beth di Piccole donne.

E invece. Parte Lonerism, parte Be above it e poi Endors toi e Apocalipse dreams e io me ne sto sempre più placida in bicicletta, forse perché lì credevo ancora di essere sulla strada giusta. E proprio quando mi accorgo di essere ripassata per la seconda volta sotto lo stesso portico si apre languida Mind mischief. Quello che poteva trasformarsi in mestizia si trasforma ancora di più in spensieratezza. Mi addentro in vicoli con nomi strani, che mi pare di avere già sentito ma che capisco presto che non ho sentito mai. Lonerism procede e continua la sua infusione di acido lisergico musicale. Gli effetti sono risate di fronte all’ennesimo errore di valutazione sulla perpendicolarità delle strade, vie prese contro mano con sapienti zigzag sui marciapiedi deserti, scoperta di zone piene di verdura e di piazzette carine, localini pieni di gente che non sapevo esistessero, una fromagérie francese e un paio di osterie che da fuori sembrano assolutamente da provare. E i tipi che incontro mi sembrano tutti più belli e simpatici del solito.
Manco mi accorgo che sono quaranta minuti che vago per Bologna, che è ora di cena e che forse sarebbe ora di ritrovare la strada giusta di casa.

I Tame Impala prendono le sonorità psichedeliche degli anni Sessanta, quelle metafisiche tanto care ai Beatles post viaggio in India, e le armonizzano aggiungendoci più caos, elettronica, complici anche le registrazioni randomiche, fatte anche in aereo, campionature di passi, di risate, di locali affollati. Si passa da pezzi più pop a quelli truly (madly deeply) rock -sempre e comunque lisergico, sempre psichedelico- che trova la sua massima espressione in Elephant. Intanto, la voce di Kevin Parker in alcuni momenti si può addirittura confondere con quella di John Lennon, ti fa ritrovare in mezzo metro di liquido vischioso che ti fa muovere con lentezza, guardandoti curiosamente intorno. Che poi sembra quasi fatto apposta, ma uno dei pezzi che compongono la seconda prova del gruppo australiano si intitola proprio Music to walk home by. Il risultato è che ho finito il disco e sono arrivata a casa dopo quasi un’ora ma con il sorriso, con un mondo appena scoperto da raccontare e sul tavolo un piatto di orecchiette alle cime di rapa. Beth e il brodino fatto col dado, ve saluto.