Dente, chiusura del tour di Io tra di noi. Teatro Duse, Bologna.

Succede che a volte mi incaponisco. Mi incaponisco e voglio fare delle cose che magari a un certo punto sembrano un po’ tirate ma le faccio lo stesso. Tipo iniziare a pulire a fondo la libreria giusto venti minuti prima di andare a lavorare, uscire anche se ho il raffreddore e la febbre e fuori ci sono due gradi o andare a vedere un concerto da sola un sabato sera. Le prime due non ve le racconto, che tanto si capisce già come sono andate a finire e poi chissenefrega. Nel primo caso sono arrivata in ritardo al lavoro finendo di vestirmi e truccarmi in macchina e nel secondo sono rimasta a letto una settimana con l’influenza. Ta-dan.
La terza è successo che un paio di giorni prima del 3 novembre la persona che doveva venire con me mi ha tirato pacco. Che fare? Vado a vedere Juve-Inter indifferente e passiva o vado da sola al Teatro Duse a Bologna a vedere il concerto di chiusura del tour di Dente? Vista come è andata la partita, anche quel mezzo dubbio che potevo avere è sparito. Visto come è andato il concerto, forever alone pride.

Allora facciamo che io di leggere (e di scrivere) un report di quelli normali non ne avrei tanta voglia, per cui ho deciso che lo faccio così.

Per chiudere il tour Dente ha fatto scegliere dal suo sito le canzoni che avrebbero poi composto la scaletta dell’ultima data. È venuta fuori una lista di trenta canzoni suonate in ordine dalla meno alla più votata. La chicca, il libretto come all’opera. All’ingresso del teatro un cartoncino stampato e ripiegato a disposizione del pubblico per seguire, se mai ce ne fosse stato bisogno, il susseguirsi dei pezzi peveriani.
Trenta pezzi sono tantissimi. Il concerto inizia alle 9 e trenta in punto e finisce a mezzanotte e venti.
Due le cover presenti in scaletta: Prospettiva Nevski dell’assessor Battiato, Vendo casa di Battisti e la fiumana Verde.
Rammarico perché siamo a Bologna e nessuno ha votato un pezzo di Dalla, ditemi voi se si può.
Vedere un concerto a teatro è sempre molto emozionante, anche se (o forse di più) sei sola su una poltroncina singola.
Sul palco una serie di lampade, luminarie, paralumi e luci di vario genere scaldano e arricchiscono ulteriormente la scenografia.
I siparietti di Dente sono sempre degni di nota, che qualcuno dice che fa sempre gli stessi ma a me non pare o forse dovrei preoccuparmi per i miei neuroni.
Dente ha sempre la stessa maglia verde come gli spinaci che gli hanno tagliato i polpastrelli. La stessa da tutto il tour perché gliela ha regalata una persona speciale, però la lava ogni settimana.

Nicola Faimali, che canta anche un suo pezzo, Ciao ciao bell’amore mio, intona sempre il suo outfit al basso.
Oltre alla band “classica” Sig. Solo alle tastiere, Gianluca Gambini alla batteria e Nicola Faimali al basso, ci sono anche Mirko Onofrio ai fiati e Lucia Sagretti al violino già della Brunori Sas, Daniel Plentz alle tastiere e Ricardo Fischmann alle percussioni dei Selton.
Sarà il teatro che aiuta e i loggioni e la poltroncina e le quinte e i velluti rossi ma dopo un po’ di iniziale imbarazzo questa neo orchestra funziona a meraviglia. Prova ne è una Rette Parallele che persino Giuseppe, una volta finita, pare guardarsi intorno come a dire ‘mazza.

La democrazia è questa, poi non lamentatevi. Molto Io tra di noi (urletti quando parte Saldati, ma un inspiegabile penultimo posto per la Settimana enigmatica), un solo brano da Anice in bocca (Un bacio e un omicidio), al top i classici brani che compongono il live classico di Dente. Baby building, Vieni a vivere, Buon appetito preceduti da una ottima Rette parallele, che mi domando come mai nessuno si è tirato in piedi per ballare. Cioè si doveva fare, ma iniziare io che già ero da sola mi sembrava un colpo troppo duro per il mio analista.
Sogno è una canzone che è un capolavoro.
L’epilogo di Casa tua è sempre un colpo alla pelle d’oca.
Poi si dice che è musica leggera, ma certa musica leggera, come questa, riesce a incorniciare dei piccoli quadretti perfetti che necessitano di bravura. A partire dagli amati giochi di parole, dai calembour fino alle metafore disarmanti, come quella di Due goccee tu che sei una bolla di sapone sai che se ci conosciamo finisce che non ci piacciamo come due bolle di sapone che si incontrano e diventano due gocce finite sul pavimento”.

A sentire i pezzi de L’amore non è bello ti rendi conto quello deve essere stato un periodo di pura grazia creativa per Giuseppe, aggiungici Beato me e Sogno, più o meno dello stesso periodo, e ciao.
Doveva seguire un Dente dj set al Bentivoglio club – Scuderie. Dente è arrivato, ci ha messo un’ora e mezza per riuscire (forse) a raggiungere il dehor per fumare una sigaretta continuamente fermato e stoppato dalla gente. Forse qualcuno ci è rimasto male, ma tutto sommato è comprensibile la voglia di un aftershow/aftertour più rilassante e celebrativo. Tanto Il ragazzo col ciuffo di Little Tony l’ho ballata lo stesso.
Uscendo dal Teatro, dopo un ironico Symbolum ’77 (che per tutti quelli come me che non sanno cos’è perché non hanno fatto il catechismo, è quel canto da chiesa Tu sei la mia vita ecc ecc) è partito Vattene amore che forse era nel cd ambient del Duse, ma io lo reputo lo stesso come un segno di amore.

Grazie a Stafooker & Toylet per le foto.