Cat Power.

Capita ogni tanto di sentirsi vicini a persone che non conosci e, con tutta probabilità, non conoscerai mai. Quando ero una giovane e paranoica adolescente, ad esempio, ero convinta che la mia migliore amica sarebbe stata Victoria Cabello. Ai tempi presentava Select, viveva a Londra dove avrei voluto ovviamente passare il resto dei miei giorni, aveva i capelli corti come me e mi sembrava, a distanza di duemila chilometri e cento gradi di separazione, una che mi avrebbe capito e avrebbe riso con me scrivendoci la Smemoranda con aforismi meno provinciali di quelli delle mie amiche reali.
A Victoria Cabello voglio ancora bene, dopotutto continuiamo ad avere importanti cose in comune come aver fatto crescere entrambe i capelli, scegliamo abiti più femminili e Londra pare ormai rimasta sullo sfondo.
È così. Pensate a quando Brad Pitt ha mollato Jennifer Aniston per Angelina Jolie e Jennifer si è ritrovata amici e sostenitori sparsi in mezzo mondo. Magliette, fazioni, di tutto. Perché alla fine sono spesso i fatti personali ad avvicinare la gente più disparata, anche se questa gente non la si conosce e le possibilità di incontrarsi ad un corso di zumba rimangono abbastanza basse.

Anche Cat Power è una di queste. Ero ancora sotto l’ombrellone quando leggevo una sua intervista su D di Repubblica dove scoprivo che Charlie “Chan” Marshall aveva avuto un periodo pessimo, che il suo ragazzo l’aveva mollata per poi sposarsi dopo poco con una delle modelle più famose (i soggetti in questione sono Giovanni Ribisi, attore noto ai più per essere il fratello di Phoebe di Friends che non riesce ad avere figli da solo [aridaje, forse è il telefilm che porta rogna] e Agyness Deyn, una di quelle magre e un po’ rock a cui sta bene tutto), che lei c’era stata malissimo e che non sapeva cosa fare. Non sapeva cosa fare ma poi ha preso un volo per Parigi, ha portato con sé un po’ dei testi scritti negli ultimi anni, si è tagliata i capelli cortissimi, è andata a cercare Philippe Zdar (Cassius), gli ha chiesto lo studio di registrazione e in poco tempo ha dato vita a Sun.
Ora, puoi non amarla una così? Puoi non sentirti vicina, solidale, empatica? Puoi non pensare di andare una sera a bere un bicchiere di vino con lei se solo fossi certissima che lei non ne beva molti più di te, di colpo non ti volti le spalle e continui a parlarti così (come ha fatto in molti suoi live)? Una che scappa a Parigi a me, personalmente, non può che stare simpatica. Una che si taglia i capelli, ritornare a inizio post. Una che viene mollata per una modella, che magari non ingrassa anche se mangia di tutto e odia i suoi malleoli perché sono bruttissimi, best friend forever.

Ma torniamo a Sun. Un disco solare nelle sonorità ma meno nelle liriche, sempre molto intime come Charlie ci ha abituati. Duro, crudo, pieno di amore e di dolore. Amori finiti ma anche amore per la figlia dell’ex-compagno (a cui ha dedicato Nothing but time) e voglia di essere altrove, voglia di qualcos’altro. Ma c’è anche più fiducia e meno voglia di piangersi addosso. Sun mostra una Cat Power carica (the world is just beginning, I wanna live, canta), piena di energia nonostante i trascorsi più attuali e quelli di un tempo, che la vedevano oscillare da periodi ok a periodi vicini al baratro, chiusa in casa a rincorrere i suoi fantasmi accompagnata da cocktail di antidepressivi e alcool. Te l’immagini quella faccina che fa queste cose? Te l’immagini questa voce suadente e quella chitarra blueseggiante arrivare così in fondo?
Poi è chiaro che dentro un disco così intenso, così atteso (l’ultimo album di inediti, The greatest, è datato 2006 e Sun sarebbe dovuto uscire l’anno successivo), così combattuto e così lontano dalla vecchia Cat possa non essere perfetto in ogni sua parte. Si fatica a star subito bene in abiti completamente nuovi, inediti. Ma Ruin, il primo singolo uscito in free download all’inizio dell’estate si è rivelato carica pura (non a caso apriva la compila estiva dello Spoglierò), Cherokee, la traccia che apre il disco, oltremodo densa e più vicina alla vecchia Cat. E poi i dieci minuti di Nothing but time, che vedono la collaborazione di mr Iggy Pop e, per sua stessa ammissione, ricordano molto Heroes del Duca bianco; e poi Human being, pienamente introspettiva. E poi Manhattan, la traccia che fa da colonna sonora a un ritorno a casa la sera tardi, all’ultima sigaretta prima di salire alle quattro di mattina, quando intorno non c’è nessuno e pensi che sì, la vita è meravigliosa, come diceva Frank Capra.

Insomma, a Cat Power le voglio bene. per questo suo Sun, per i suoi vecchi dischi che quando me ne sono andata pure io a Parigi mi facevano muovere e sentire come fossi dentro un suo video e con me tutti quelli che incrociavo. Le voglio bene per i suoi capelli corti. E poi scusate, ma a una che quando il Kaiser Lagerfield l’incontra per caso fuori da un hotel piena di valigie, chitarre, occhiali da sole, mela, cellulare e sigaretta le dice: “Solo una donna può essere così glamour quando fuma” cosa si può dire?

Mentre programmavo il post, stamattina, Pitchfork dava la notizia che Cat Power pare sia intenzionata ad annullare il suo tour europeo che avrebbe dovuto toccare l’Italia il 3 e il 4 dicembre prossimi.

Si parla di bancarotta e di malattia. Ma si sente, nonostante questo perenne cielo avverso, una Cat che continua a combattere, con molta voglia di andare avanti. Ti abbraccio, Cat. Stay strong.