Le dieci canzoni degli anni ’90.

Se ne parlava anche altrove, qualche tempo fa, da queste parti. Le classifiche sono una cosa complessa. Sono belle, perché sono curiose e divertenti, perché creano le basi per delle discussioni lunghe, per dei distinguo infiniti, per delle litigate furibonde. Le cassifiche sono una cosa complessa perché si fanno, quasi sempre, con il cuore. Per questo sono brutte soprattutto per chi le scrive. È come avere un bagaglio a mano e decidere di trasferirsi in capo al mondo. Ci può stare tutto? Che poi magari fa freddo e ti servono gli stivali e i maglioni grossi. Oppure fa caldo e basta una maglietta e un paio di infradito. Insomma decidere cosa mettere e cosa no, dove mettere una canzone piuttosto che un’altra è un brutto affare. Ma come tutti i brutti affari, qualcuno deve pur occuparsene. Ovvio che deve sempre iniziare qualcuno, e di solito è quello con il cerino più corto, quello con più fegato, o quello più tattico, che poi così sta tranquillo e seduto e si gode lo spettacolo di quelli che si scervellano e si scannano. Come con gli esami, i tuffi o i matrimoni. Per la classifica delle 100 migliori canzoni degli anni Novanta ci ha pensato NME. Diciamo anche che 100 è un bel numero, che dentro ci puoi far stare un po’ tutto, di quella volta che ballavi a ritmo di musica tamarra in una discoteca di provincia, la canzone che ti ha cambiato la vita, fino alla vera canzone più bella degli anni Novanta, quella con tutti i crismi e le caratteristiche tipiche del sound di quegli anni. Ma cosa fatta capo ha. NME l’ha sputata e ha passato la palla a tutti quelli che hanno iniziato a scavare nei reconditi cassetti della memoria della loro giovinezza. E io sono una di queste. Ne ho scelte soltanto 10 e ovviamente la cosa è stata complessa, difficile e ardua. La scelta è stata fatta con il cuore, ricordando dov’ero e cosa facevo, alla faccia delle canzoni con tutti i crismi. Mi sono tornate in mente cose che speravo di avere dimenticato e di non avere vissuto ma anche cose da pelle d’oca. Dopotutto se si pensa che una volta, alle elementari, si ascoltava pure Eros Ramazzotti, ci sarebbe da rabbrividire. Dopotutto, è una classifica.

10. Torn – Natalie Imbruglia, 1997
C’è sempre una canzone pop che segna. Mtv segnava parecchio e Natalie Imbruglia era quella che avrei voluto essere, al posto di quel groviglio di paranoie adolescenziali che ero.

9. Always – Bon Jovi, 1994
É difficile sentire l’attacco di Always senza ripensare alla mia terza media e a quel tipo che mi piaceva, che aveva gli occhi azzurri come Bon e come il protagonista del video.

8. Non è per sempre – Afterhours, 1999
C’era qualcosa di profetico ne “Il tuo diploma è un fallimento è una laurea è per reagire”. Ma si era giovani, si sorrideva ancora e tutto sommato si credeva alle magnifiche sorti progressive.

7. Burn one down – Ben Harper, 1995
Forse l’ho scoperto tardi, caricando il disco in macchina appena presa la patente, quando un amico è salito per prendere una cosa e mi ha chiesto, incuriosito e soddisfatto, Ma ascolti Ben Harper? Tanti bonghi e voglia di crescere.

6. Basket case – Green day, 1994
Sentirla è stata una specie di folgorazione. Forse folgorazione è esagerato, ma rende l’idea di una quindicenne che prova ad abbandonare le boy band delle amiche per provare qualcosa di nuovo.

5. Karma Police – Radiohead, 1997
É stato un intero blocco, quello dove c’era dentro Karma Police. La prima vacanza studio in Inghilterra, un juke-box e i molti dei miei 20 pence. L’inizio di un amore.

4. Tonight, tonight – Smashing Pumpkins, 1995
Qui, come spesso accade con le canzoni del cuore, bastano pochi secondi per un flashback istantaneo, un ritorno ai sorrisi e a quel Mellon Collie and the infinite sadness da favola.

3. Indifference – Pearl Jam, 1993
Qui, ragazzo mio, una volta era tutto Pearl Jam a perdita d’occhio. È quello che potrei dire ora ed è per questo che ho faticato a sceglierne una su tutte. In Indifference c’è più cuore, tutto qui.

2. Whatever – Oasis, 1994
Di preghiere ne conoscerò due, ma di canzoni degli Oasis, fino a The Masterplan, c’è da rimanere ancora esterrefatti da come mi siano rimaste dentro. Questa è un capolavoro, per pochi fino a quando Vodafone non l’ha depredata.

1. Bittersweet simphony – The Verve, 1997
Quanto può essere difficile scegliere la numero uno di una classifica come questa? Moltissimo. Ma qui c’è di tutto, compreso un video che è l’esatto fanculismo strafottente che ogni adolescente vorrebbe avere il coraggio di fare.

Lo so, non ditemi nulla, manca un sacco di roba. A rileggerla mi vien già da dire che non si può non mettere un’altra ventina di canzoni fondamentali. Ma le classifiche sono così, sono impossibili. Ma ora sto seduta e mi godo lo spettacolo dei vostri scervellamenti.