Maria Antonietta, l’intervista.

Sapete quando vi preparate per uscire il venerdì o il sabato sera e siete un po’ arrabbiate perché non vi risponde al telefono o perché avevate semplicemente voglia di arrabbiarvi con qualcuno? Bene, in questi casi, come in molti altri, serve una colonna sonora. Nello specifico, questa volta serve qualcosa che vi convinca definitivamente che riprovare diciotto volte a telefonare non è la soluzione giusta. Questa volta la colonna sonora ideale potrebbe essere il disco di Maria Antonietta. Vi verrà sicuramente voglia di bere parecchi Martini, sempre che vi piacciano, di guardare tutto dall’alto in basso, sempre che abbiate i tacchi sufficientemente alti e di spegnere il telefono, sempre che abbiate il fegato per farlo. Da queste parti il giudizio positivo prevale soprattutto per la prima parte del disco, ma se siete abbastanza arrabbiate va bene anche l’incazzatura punk della seconda. Qui sotto, Maria Antonietta intervistata, e spogliata, per Cosebelle.

CBCome stai?
MA – Sto molto bene, grazie. Fisicamente poi ora che si avvicina l’estate sempre meglio!

CBInsomma, ora sembra che sei diventata grande. Dico sembra perché è quando si diventa grandi o si cambia che di solito si raccontano più facilmente i fatti propri, perlomeno quelli passati.
MA – Sì, direi proprio di si. Mi sento grande, perlomeno un po’ più di prima. Quando si matura consapevolezza e comprensione di se stessi, o almeno di parti sostanziali di sé, si riesce ad elaborare il passato e a raccontarlo con molta naturalezza. Penso sia legittima qualche crisi di tanto in tanto e anzi che la lucidità passi sempre attraverso la crisi.

CB Sei felice? Quanto ti è costato?
MA – Sì, molto felice. mi è costato tanto, ma tutte le cose davvero belle richiedono sforzo, impegno e sofferenza. È una specie di legge della vita credo. La cosa incredibile è che quando sei felice tutte le cose brutte sembrano a un milione di chilometri da te, ti sembra assurdo che un tempo ti abbiano potuto toccare. La felicità vera azzera tutti i conti. la felicità richiede coraggio e anche un po’ di incoscienza, ma bisogna essere coraggiosi sennò si rimane lì impaludati a lamentarsi a fare e a farsi del male.

CB Nel disco si passa spesso da un timbro più festaiolo, più cattivo a uno più “colpevole”, più sottomesso. Perché?
MA – Perché i mesi in cui ho scritto il disco sono stati mesi di sensi di colpa misti a cento modi diversi messi in atto per annullarli. Il disco non è una festa, è piuttosto un guerra, condotta malamente. Adesso la guerra è finita.

CB Il disco sembra appunto quasi diviso a metà, dove e come lo hai composto?
MA – L’ho composto in pochi mesi, nella solitudine della mia stanza, con la mia chitarra acustica. Appena avevo un’idea, delle parole, mi mettevo a scrivere senza pensarci troppo ché la memoria è sempre nemica della vita. mi faceva stare meglio dire le cose che mi frullavano in testa, le cose che mi succedevano… cercavo di togliere loro potere.

CBLo sai che certe cose un signorina non le dice?
MA – Non sono mai stata troppo attenta alle formalità nella vita, mi reputo una selvaggia.

CBQuanto conta, quanto è centrale nella tua vita la religione?
MA – È importante.

CB Quanto curi il tuo look? Dove compri?
MA – Mi piacciono gli abiti, ma compro dove mi capita e soprattutto sull’onda del mio insindacabile gusto ma soprattutto cercando di risparmiare che mi devo comprare una bella tastiera nuova.

CB Hai un feticcio, un accessorio, uno stilista o un capo di abbigliamento che acquisti con ritualità o che collezioni?
MA – No, sono piuttosto selvaggia anche in questo, mi affido al caso e di moda non ci capisco niente, non sono molto appassionata. L’unico capriccio che ho è farmi confezionare ogni tanto un abito da una sarta che ha un bel negozio a Pesaro dietro casa mia. Disegno il vestito e poi glielo faccio realizzare…ma non ho feticci. Forse soltanto i colletti che cucio io sopra ai vari vestiti. il punto fondamentale è forse che non sono molto legata alle cose materiali… Infatti durante questo tour ho seminato metà del mio guardaroba in giro per l’Italia.

CBChe modello erano quegli occhiali da sole?
MA – Un paio di occhiali da pin-up rosa tutti di plastica per bambine.

CBMa è tuo il Polly Pocket nella foto del retro della copertina del disco? È fantastico!
MA – Certo che sì…che occhio!

CBUn libro sul comodino.
MAArte e critica dell’oblio di Weinrich.

CBUn disco che stai ascoltando e uno che più ti ha accompagnato nei mesi di scrittura del nuovo album.
MA – Disco in loop Nilo dei Chewingum. Mentre scrivevo il disco forse il grande classico del mio cuore Live through this delle Hole. Ogni volta che devo affrontare qualcosa di nuovo o importante per farmi forza lo metto in cuffia.

CBUn’epoca in cui vorresti vivere se avessi la macchina del tempo.
MA – Il XII secolo.

CBUna Cosabella.
MA – Mangiare il gelato la domenica sul lungomare col fidanzato.

FUORI ONDA

CBInsomma, quanti te ne sei fatti?
MA – Di Martini?