I Cani @Estragon, Bologna. Live report.

Quando Martin Lutero ci aveva detto che abbiamo il libero arbitrio, forse non aveva pensato all’influenza che poteva avere una fashion editor o un critico musicale sulle nostre menti manipolabili. Probabilmente non aveva nemmeno pensato a Goebbels, ma che ci volete fare, aveva visto il prodigio della stampa a caratteri mobili, era illuminato da Dio e forse vedeva sempre il bicchiere mezzo pieno. Lutero non aveva pensato alla propaganda e alle pubblicità. Forse se fosse vissuto ora, avrebbe visto come siamo presi dalla labirintite quando dobbiamo decidere se ci piace una cosa. Non sto parlando di un gelato al wafer o di un paio di pantaloni in un negozio, anche se anche lì il dubbio amletico si palesa sistematico. Sto parlando di dilemmi ben più complessi. Come reagire ad una recensione entusiastica? Che fare di fronte all’enorme successo di pubblico di un disco, di un artista o di un libro? Come porsi? Questi sono i drammi che ogni giorno stressano le nostre manipolabili menti. Come prendere l’autorevolezza del critico? Mandiamo in pensione i direttori artistici e gli addetti alla cultura o li rispettiamo perché di sicuro ne capiscono più di noi? Che fare quando guardi un defilé di Alexander McQueen e pensi io quelle scarpe a forma di armadillo non le metterò mai nemmeno sotto tortura, ma allora perché annuisco quando la modaiola di turno mi dice che il compianto Alexander è un conclamato genio? Perché quando tutti dicono di odiare il blasonato Baricco me ne sto zitta, al posto di ricordare che a me è piaciuto come ha raccontato Caporetto in Questa storia? Con I Cani è lo stesso. Escono ufficialmente un anno fa con un disco dal titolo cauto Il sorprendente album d’esordio dei Cani. Il web impazzisce. Lui si copre con un sacchetto di carta nelle foto. Ai primi concerti sembra che abbiano detto che alle dieci e mezza sul palco dovrebbe apparire la Madonna di Lourdes.

Che fare? Prenderlo come l’ennesimo delirio, come l’ennesima band che, in quanto osannata, deve essere per forza sopravvalutata? Che fare se I pariolini di 18 anni l’avevi conosciuta un anno prima, l’avevi messa nella tua playlist eté 2010 e te la cantavi in bicicletta? Che fare se i suoi suoni elettronici ti fanno battere il piedino? Che fare se i quadretti che dipinge Niccolò sono azzeccati, se le sue istantanee danno chiaramente l’immagine della realtà pseudo-indie, pseudo-gggiusta, pseudo-hipster d’Italia, al massimo un po’ troppo made in Rome?

Li vai a vedere. In allegato ci sono i Gazebo Penguins, bravi ed energici, anche se io non amo troppo la gente che urla, bravi anche se andare in giro coi Cani oggi è come quando – concedetemi l’iperbole – le Vibrazioni hanno aperto il concerto agli Ac/Dc. Nel senso che quasi tutti aspettano i secondi, non nel senso che i Gazebo Penguins sono come le Vibrazioni, eh.

Insomma, potevo essere la zia di molti di quelli che pogavano nelle prime file, pure di quelli che facevano stage diving, ma mi sa che mi ci devo abituare. Lo ho capito perché mentre io cantavo e mi commuovevo sulla cover di Con un deca degli 883 e ricordavo la musicassetta tarocca di mio fratello con nostalgia, attorno a me c’era la classica atmosfera di pausa, tipo mi accendo la sigaretta, parlo col mio vicino, massì dato che ci sono vado a prendere una birra.

Dopo aver fatto una terapia di qualche mese a base di dichiarazioni del genere sono tutte campionature, dal vivo chissà cosa verrà fuori, sempre per la dinamica di cui sopra, prendo atto che i Cani sono bravi, che Niccolò è bravo, che fa stage diving pure lui e continua a cantare mentre chi lo sorregge gli va dietro, che c’è un sacco di nati dell’89 con le reflex digitali, che nelle coppie lui l’abbraccia da dietro ma lei non scherza sul fatto che in fondo il tipo che canta è carino, che quando finisce il concerto la gente lo aspetta per farsi la foto assieme, bello, sudato e con gli occhiali da nerd.

Tutto sommato, quando qualcuno sa fare delle buone fotografie, con la pellicola o con le parole, ci piace, perché vorremmo averle fatte noi.