Drink to me, l’intervista.

Certo che non si può mica star qui e scrivere sempre in base a come il tempo è fuori, eh. Che si finisce per diventare come quelle vecchiette che ti attaccano bottone alla fermata dell’autobus o di ritrovarsi perennemente in una conversazione da ascensore. Ma che volete farci, vien più facile ascoltare Yann Tiersen quando fuori piove e si è un po’ tristi, piuttosto che alle sette di sera sulla spiaggia, anche per me che a Yann Tiersen gli voglio bene. È in questi primi giorni di primavera che si ha voglia di colori, di vestirsi leggeri. È in questi primi giorni di primavera che si ha voglia di ascoltare musica nuova, musica che metti nell’Ipod ora e se tutto va bene togli a settembre o la lasci direttamente lì che non si sa mai. Segnatevi sull’agenda dunque che i Drink to me il prossimo 9 marzo fanno uscire il loro ultimo lavoro, S e sarà proprio uno di quei dischi che lascerete lì, pronto per questo bloom primaverile. Al massimo, ci aggiungerete i remix, che stanno arrivando, copiosi. Intanto abbiate pazienza e cuccatevi l’intervista. Se siete di quelli che leggono sempre le ultime dieci righe del libro prima di comprarlo, lo streaming lo trovate qui.

Cosebelle – Che cos’è S?
Drink to me – E’ un loop che non si chiude. Il simbolo dell’infinito a cui mancano dei tratti e che è stato ruotato di 90°… o forse no.

CBIl percorso creativo che sta dietro a un disco dei Drink to me di che tipo è? Si procede per gradi, si evolve o si rivoluziona, si strappa?
DtM – Tutto inizia da un salto nel vuoto. Mentre si cade si afferrano le cose che capitano a tiro e ci si aggrappa a quelle migliori. Quando si afferrano quelle giuste ci si accorge che invece di cadere si sta salendo rapidamente verso l’alto.

CB Che relazione c’è tra la vostra musica e i remix?
DtM – Direi che S si presta meglio di ogni altro nostro lavoro a dei remix. La cultura sottesa alla nostra musica è ampia e comprende anche quella del club. Non siamo ballerini provetti o che, ma siamo fedeli al dio del groove. E questo fa sì che molte persone si siano prestate volentieri a remixare la nostra roba (Esperanza, Rrrocco dei No Seduction, gli STRi, Casa del Mirto, Dariella e altri che sveleremo man mano).

CBIl vostro primo singolo è Henry Miller. Vi ha ispirato qualche suo romanzo? Cosa vi affascina di lui?
DtM – Avevo letto Sexus. Diciamo che la cosa più affascinante è l’accostamento di parti pornografiche a voli pindarici filosofici-religiosi-poetici di elevatissima ispirazione. Mi piace anche il fatto che lui vomiti sul mondo che lo circonda e al tempo stesso ne esalti la bellezza smisurata che spesso si cela in dettagli generalmente trascurabili.

CBLe sonorità di S sono più elettroniche, si inseriscono in quel filone un po’ pop, dubstep, chill-wave che in questo momento affascina molti artisti. Come ci siete arrivati?
DtM – Attraverso gli ascolti. Negli anni, attraverso un lento lavoro di distaccamento dalla matrice post-punk-rumorosa da cui siamo partiti. Non è facile scrollarsi di dosso automatismi e clichés. Conta che ascoltiamo musica di derivazione elettronica da quando ci siamo formati, ormai dieci anni fa, ma solo ora ci stiamo avvicinando a quel sound.

CB Quando è nato il disco?
DtM – Tra ottobre 2010, avevamo poche date e abbiamo iniziato con le prime improvvisazioni, e settembre 2011.

CBCome mai preferite l’inglese per le vostre produzioni? Mi spiego, le vostre sonorità stanno di certo meglio con una ritmica anglosassone, ma non vi è mai venuto in mente di cantare qualcosa in italiano?
DtM – Non abbiamo pregiudizi con l’italiano, ci mancherebbe! Henry Miller all’inizio era in italiano , ma sono riuscito a far funzionare solo una parte, per cui ho rinunciato. Sicuramente, e questo non l’avevo ancora detto a nessuno, ricanterò alcune canzoni del disco in italiano, e se funzioneranno ne faremo qualcosa. Se no me le terrò nel pc per farmi due risate con gli amici.

CBC’è molta aria, spazialità nel vostro disco. Non solo nelle sonorità, ma anche nei titoli delle canzoni: Space, Airport, Sun. Come mai?
DtM – Evasione, ma anche ispirazione. Lassù risiede una bellezza enorme. E noi ne facciamo parte. O meglio: dovremmo riuscire a farne parte.

CBQuanto curate il vostro look?
DtM – Non ossessivamente. Ma non lasciamo neanche tutto al caso.

CB Avete un feticcio, un accessorio o un capo di abbigliamento che acquistate con ritualità o che collezionate?
DtM – Carlo: il bastone. Francesco: dischi in vinile. Marco: scontrini. Roberto: una pallina di gomma di quelle che rimbalzano.

CBUn libro sul comodino.
DtM – Marco: Žižek, In difesa delle cause perse. Francesco: Dennis, Zia mame. Roberto: Ovidio, Le metamorfosi. Carlo: Thomas, Poesie e racconti.

CB Un disco che state ascoltando e uno che più vi ha accompagnato nei mesi di scrittura del nuovo album.
DtM – Carlo: Shabazz PalacesBlack up; Roberto: Group BombinoGuitars from Agadez; Francesco: Leonard CohenOld Ideas; Marco: The ChapWe are nobody.

CBUn’epoca in cui vorreste vivere se aveste la macchina del tempo.
DtM – Roberto: a Mitilene, nel 6° sec. a.C.. Marco: preistoria. Francesco e Carlo: futuro!

CBUna Cosabella.
DtM – Roberto: i Campari soda fuori programma al bar con gli amici. Marco: i balletti che mia moglie mi fa in privato. Carlo: la natura. Francesco: i foglietti fatti con la macchina da scrivere dalla mia nipotina di 11 anni, che non l’aveva mai vista e che ora mi manda terribili minacce anonime.