I 100 dischi italiani più belli di sempre per Rolling Stone.

Si comincia da piccoli, come in tutte le cose. A rendere più complicata la faccenda è che non è ancora chiaro se sia una cosa innata nella natura umana o un comportamento indotto. Fatto sta che è spesso una persona adulta ad insinuare nella giovane e cartilaginea mente del bambino l’amletico dilemma Vuoi più bene alla mamma o al papà? E il bambino, povera creatura, reagisce in due possibili maniere. Inizialmente, ingenuo com’è, risponde candidamente alla mamma. Dato che per il novanta percento delle volte è proprio il disgraziato padre a chiedere delucidazioni, il bimbo seppur innocente, capisce presto che questa non è la risposta giusta. Spesso capita che il padre, non pago della risposta ottenuta, continui con questi giochetti dimmi ne vuoi di più alla nonna o al papà? che quasi sempre lo vedono drammaticamente sconfitto. È per questo che ben presto, molto prima di superare la fase anale, il bambino impara a mentire al proprio padre, perlomeno di fronte a questo tipo di domande.
Imparare a mentire o addirittura preparare risposte diplomatiche e super partes torna comodo anche negli anni a venire. Chi è stato il migliore tra gli amanti che hai avuto (compreso il richiedente, ovviamente)? Dolce o salato? Primi piatti o secondi piatti? Tacchi o ballerine? Mare o montagna? È inutile, la vita sin dai primi vagiti è costellata di classifiche, di giochetti à la chi butteresti giù dalla torre.

Fare classifiche, graduatorie è sempre complicato. Anche perché, in questi casi, si mescolano sempre troppi fattori. Si aggiungono se, quando, in certi casi, dipende. In effetti, è difficile mettersi da una parte e dire sì, io preferisco il salato, senza esitazioni, senza tentennamenti.
È così che, in occasione del centesimo numero di Rolling Stone Italia, è venuta fuori questa classifica dei cento migliori dischi della storia della musica italiana dal rock’n’roll ad oggi. Hanno nominato una giuria, hanno messo dei paletti minimi e poi hanno detto ok, scatenatevi, fate la vostra classifica dei primi dieci dischi e poi, quando le avremo tutte, facciamo una bella media algebrica e buonanotte. Ovvio che davanti alle classifiche non si può stare inermi. Fatto sta che ieri il sito di Rolling Stone si è impallato, sui social network è tutto un condividere e un esternare commenti, in più la redazione ha aperto un indirizzo mail dove poter inviare i propri dischi alternativi o più semplicemente le proprie offese.

Dicevamo, fare le classifiche rimane un lavoro sporco. Lo sai che scontenti qualcuno, lo sai che quel disco ti piace tanto perché quando lo avevi comprato avevi vent’anni, avevi tutti i capelli e quella era l’estate in cui la più gnocca del bagno ha ceduto alle tue avances. Nelle classifiche c’è tanta vita e poca obiettività, anche se a farle sono dei critici. Come si fa a nominare il disco italiano più bello praticamente da sempre? Possono non c’entrare gli anni d’oro della propria vita, le musicassette nell’autoradio, i tormentoni estivi, il piglio un po’ intellettuale nello scegliere un disco ascoltato poco ma conosciuto da tutti come tra i fondamentali? C’entra tutto questo in una classifica. Per chi odia Vasco Rossi, vederlo lì, al primo posto, con il suo Bollicine, sarà un colpo al cuore. Per gli amanti del cantautorato vecchia scuola vedere De Gregori dopo Elio e le Storie Tese e Subsonica sarà un attacco alle coronarie. Per non parlare di Francesco Guccini e il suo Via Paolo Fabbri 43, a fare da mortazza al panino Caparezza – Teatro degli Orrori. Orsù, non è andata poi così male se al secondo posto troviamo Franco Battiato con La voce del padrone, al terzo Lucio Battisti con Una donna per amico e poi De André. La musica deve essere bella, sofisticata, innovativa, geniale, ma deve anche segnare un’epoca, cantare di qualcosa che tutti, più o meno, vedevano e vedono. Deve essere pop, popular, almeno per una classifica di questo tipo. Devo ancora capire che genialità portavano con sé i Prozac+, miracolosamente al navantottesimo posto, prima di zio Antunello Venditti; che Guzzanti l’abbia in gloria.

C’è da farsene una ragione. Quasi mai nelle classifiche vedremo il nostro preferito per primo, o meglio, quasi mai vedremo la nostra top ten rispecchiata in quella ufficiale. Anche perché, forse, non sarebbe così nostra e ci piacerebbe già di meno.