Casa del Mirto. L’intervista.

Quando te ne vai in giro per l’Italia ti rendi conto di quanto sia il nostro passato a parlare per noi. Te lo avevano insegnato anche a scuola che i nostri artisti, i nostri geni erano stati Leonardo da Vinci, Michelangelo, Galileo. Erano stati, appunto. A Roma vai a vedere i Fori Imperiali, a Firenze il Rinascimento, a Venezia lo splendore della Serenissima. A scuola ti avevano detto del Grand Tour quasi obbligatorio nell’Ottocento per ogni rampollo europeo che voleva farsi rispettare. Il presente e il futuro sembrano non appartenerci molto, sembra che non ci interessino più di tanto. Lo deleghiamo volentieri ad altri, noi ci teniamo piuttosto il passato, visto che miliardi di persone ce lo invidiano e cercano di rubarcelo con le loro macchinette digitali.
Anche a livello musicale non è che ci mettiamo ad esportare molto. Ci piace molto di più importare e a volte rendere italiano ciò che italiano non è. Vedi alla voce successi americani e inglesi degli anni sessanta reinterpretati in italiano.
Pare che una volta tanto anche in Italia ci siano cose che al presente fanno scuola. La Casa del Mirto, di stanza a Trento, produce musica che pure il Guardian guarda con interesse. Sonorità curate, glo-fi, chill-wave, perfettamente in linea con ciò che accade all’estero e che è diventato, già da qualche anno, punto di incontro di molti artisti. Ma con una differenza. Se Washed Out o Toro Y Moi producono in perfetto stile cameretta, i Casa del Mirto, nati dalla mente di Marco Ricci, sono una band a tutti gli effetti, chitarra e basso compresi. La loro ultima fatica, The Nature, uscita lo scorso settembre, è un doppio album di diciassette tracce, che si avvale di collaborazioni che ancora una volta confermano il respiro internazionale di questi tre trentini: Former Ghost, Cornershop, per dirne qualcuna. Metteteci poi la loro instancabile passione per i remix, (Phoenix, The Rapture, Coldplay, Casino Royale) e avrete chiaro che la Casa del Mirto non scherza, non solo, rilancia pure con una etichetta tutta per sé, la Mashhh! sarà mica un caso che nelle classifiche di fine anno i loro pezzi sono ai primi posti un po’ dappertutto, Brasile e Australia compresi. Che volete di più? L’intervista? Eccola.

CoseBelle Vorrei non chiedervelo, perché so che questa è una domanda tormentone, ma visto che è la prima volta per voi a Cosebelle, ci tocca. Come avete scelto questo nome così tanto bistrattato, ma soprattutto curioso?
Casa Del Mirto È vero, ce lo chiedono tutti, ma come dar loro torto? Qui a Trento c’è un’officina chiamata Casa del freno, i meccanici fanno colazione in un bar che ha il liquore al mirto. Noi abbiamo solo unito le due cose.

CB Come vi siete avvicinati a questo genere di sound? Qual è stato il vostro percorso artistico?
CDM Proveniamo tutti e tre da generi diversi, abbiamo solo mescolato le nostre influenze. Inizialmente il sound di Casa del Mirto era molto anni ’90. Quando siamo diventati band siamo andati ancora più indietro col tempo, cercando di far rivivere e trasformare tutte le sonorità che ci hanno formati.

CB Di solito cosa fate per trovare l’ispirazione, la concentrazione per scrivere un nuovo pezzo o per pensare ad un nuovo remix?
CDM Spesso sono i luoghi che visitiamo a darci l’ispirazione per la musica, le persone invece influenzano i nostri testi. Quando ci chiudiamo in studio cerchiamo di ricordare tutte le immagini raccolte e le traduciamo in musica.
Per i remix è la stessa cosa; li affrontiamo come se fossero brani nostri, è per questo che chiediamo sempre solo la traccia di voce.

CB Cosa c’entrano dei trentini con la musica, per così dire da spiaggia? Funziona secondo voi l’abbinamento speck e mojito?
CDM Amiamo il mare, ma per sentire le onde in sincrono con il cuore non è necessario averlo davanti. Ad ogni modo, anche se è insolito, noi il mojito lo gustiamo tranquillamente anche con lo speck!

CB Quanti strumenti “veri” e quanto computer c’è nelle vostre produzioni?
CDM 75% di musica elettronica e 25% di strumenti veri. In The Nature abbiamo suonato di tutto, dagli strumenti ritmici a quelli a corda. Dal vivo, oltre ai campionatori, chitarra e basso elettrici sono sempre presenti nei nostri brani. Più andiamo avanti e più ci piace prendere in mano qualche strumento. Chissà cosa combineremo in futuro.

CB Le vostre sonorità sono molto vive all’estero, soprattutto in questi ultimi anni. Quasi in parallelo con il vostro percorso. Secondo voi da cosa è nato questo focus su queste sonorità? Vi sentite degli anticipatori di questo ritorno, magari in Italia?
CDM Anticipatori no, forse in Italia. Ce la giochiamo con i Welcome Back Sailors, nostri cari amici. Ci piace pensare che il glo-fi sia nato dall’incapacità di missare di alcuni artisti. Ma forse è nato per dare uno stop alle sonorità “plasticose” da major. Un suono diretto ed istintivo, questo crediamo sia il cuore del nostro progetto.
Gli anni 80 sono quelli che ci hanno introdotto alla musica durante la nostra crescita, quindi automaticamente il tutto finisce nelle nostre produzioni.

CB Cosa vi ha ispirato per scrivere The Nature? Quali sono stati gli artisti e i dischi che vi hanno in qualche modo influenzato, ma soprattutto le vostre esperienze personali come hanno influito?
CDM Le esperienze personali costituiscono le fondamenta di The Nature, ancor più degli ascolti musicali in senso stretto. Certo, ognuno di noi è cresciuto e si è formato su sonorità che spaziano dall’elettronica alla new wave passando per un certo tipo di rock. In sintesi non crediamo ci siano artisti che hanno influenzato il nostro lavoro più di altri ma che i nostri brani siano frutto di un’infinità di fattori, musicali e non.

CB In questo periodo state mandando fuori molti remix, un campo che a quanto pare vi ha sempre interessato molto. Penso ad esempio ai remix del vostro primo disco, 1979. come scegliete i pezzi da remixare? Come nasce un remix della Casa del Mirto?
CDM I remix sono occasioni per reinterpretare brani che ci piacciono e che ci hanno colpito in maniera particolare. Da un punto di vista “compositivo”, come detto prima, ci piace risuonare tutto il pezzo, mantenendo solamente la voce dell’originale. In definitiva lavorare ad un remix non si discosta molto dalla composizione di un nostro brano originale.

CB State suonando anche all’estero, come vengono accolti la Casa del Mirto fuori dai confini italiani?
CDM Casa del Mirto è un progetto che è stato ascoltato ed apprezzato in prima battuta oltreoceano ed è quindi naturale per noi confrontarci con una dimensione più ampia rispetto alla “particolarità” italiana. I riscontri sono positivi e per noi è davvero bello riuscire ad arrivare a persone che stanno dall’altra parte del mondo. Per quanto riguarda il come Casa del Mirto venga recepito, crediamo che internet abbia in un qualche modo abbattuto in confini nazionali. Siamo italiani ma agli occhi di un ragazzo di LA non fa molta differenza.

CB Quali musicisti italiani e internazionali state ascoltando ora? Quali vi piacciono e vi stimolano di più?
CDM Marco: purtroppo escono pochissime cose interessanti ultimamente, ti dico solo che ho l’ipod carico di novità che scarico ma che non ascolto, sia per noia che per motivi di tempo. Forse l’ultimo di Oneohtrix Point Never.
Max: i primi nomi che mi vengono in mente sono SBTRKT, St. Vincent, Rapture, Soft Metals e Former Ghosts
Gigi: Depeche Mode, Colder, Soft Moon, Blue Hawaii, Elvis

CB Dicono tutti che il mercato discografico è in crisi, le major sembrano essere come Highlander-ne-resterà-solo-uno ma voi invece avete fondato un’etichetta, la Mashhh!; cosa vi ha dato la testa?
CDM Probabilmente il vino, probabilmente la voglia di collezionare una discografia decisa e prodotta da noi. Le differenze tra ora e prima è che adesso al supermercato prendiamo i prodotti di sottomarca, ma almeno li mangiamo ascoltando musica che ci piace!

CB Quali sono le caratteristiche che un artista ha per suscitare il vostro interesse da discografici?
CDM Deve essere sincero e onesto musicalmente, per il resto ascoltiamo di tutto.

CB I supporti che scegliete sono spesso vintage. Musicassetta, vinile accanto, ovviamente, al digitale. Cosa vi affascina di questi oggetti? Secondo voi avranno paradossalmente più vita del cd?
CDM Il vinile, dal punto di vista del suono, è il più fedele. La cassetta invece è solo un capriccio, in più costa poco. Il cd invece… non sapremmo dove ascoltarlo. In macchina forse, se proprio dobbiamo.

CB Che rapporto avete con la moda? Scegliete con cura ciò che indossate?
CDM Ma se sembriamo dei boscaioli! Scherzi a parte ci piacerebbe essere più curati, ma non abbiamo i soldi e il tempo lo investiamo nella musica.

CB Avete un capo di abbigliamento, un accessorio che più di altri vi stimola e che magari non dico collezionate ma è diventato il vostro feticcio, quello che acquistate con maggior frequenza?
CDM Collezioniamo occhiali da sole, ma indossiamo sempre gli stessi. Le scarpe sono un’altra cosa che ci piace scegliere con cura, solo che le rompiamo subito!

CB Le vostre sonorità, i supporti che scegliete per i vostri dischi hanno un sapore vintage. Vi interessa anche la moda che si inserisce in questo filone?
CDM Decisamente sì, dagli strumenti vintage ai vestiti. Il nostro studio è pieno di vecchi registratori a bobina, synth e strumenti di vario tipo. Senza ombra di dubbio è una cosa che ci affascina molto.

CB Dove acquistate di più?
Vestiti? Comperiamo molto spesso da Asos. Puoi portarti a casa un intero guardaroba spendendo davvero poco.

CB Cosa tenete e cosa buttate di questo 2011.
CDM Non si butta mai via niente! Tutto, anche le cose peggiori, servono a qualcosa. Basta avere sempre un pizzico di pazienza e di fiducia.

CB Il libro sul comodino.
CDM Marco: Il Budda nello specchio
Luigi: Il ritratto di Dorian Grey
Max: La possibilità di un’isola

Per concludere, si consiglia vivamente di vederli sopra un palco, magari con uno di quei mojito di cui sopra tra le mani. Suoneranno il 14 gennaio al Locomotiv, a Bologna; il 28 al Bistrot Bembo di Belluno; il 2 febbraio allo Studio 2 di Padova; il 4 al MiAmi Ancora a Milano e il 24 al Giovine Italia a Parma.

Le foto sono di Mattia Menestrina.