Lana del Rey

Nelle cabine prova dei grandi magazzini si potrebbero girare delle telenovele che Centovetrine manco con la raccolta firme lo avrebbero riaperto. C’è il gruppo di amiche che più che provare qualcosa usa il camerino come bar e anche senza thè e senza biscotti si raccontano settimane di arretrati. Ci sono quelle che fanno la sfilata per ogni capo e fanno pure le pose davanti allo specchio perché chissà come mi sta questa t-shirt se mi metto a raccogliere le chiavi che mi sono cadute per terra. Poi c’è quella che ha deciso che lo shopping sarà la sua cura per rimediare al cazziatone ricevuto dal capo alle tre del pomeriggio, ma si vede che non è convinta e quindi prova le cose con poca attenzione. E poi si sa che se c’hai il broncio, la tristezza e sei in solitaria non comprerai mai nulla, al massimo rimedierai una di quelle cose che poi ritrovi nei cambi di stagione e ti chiedi e questo? Poi si sono quelle che sembrano convinte, ma poi guardano il cartellino, si girano, fanno una mezza giravolta e stendono le braccia lungo i fianchi prese dalla disperazione. Ecco, è lì che io intervengo. Quando trovo una tipa presa così, nel tipico corto circuito da shopping, non sono capace di starmene per i fatti miei e di pensare alla mia, di cabina prova, alle mie amletiche incertezze sul ventesimo vestito nero o sull’ennesimo paio di scarpe che le mie amiche, lo so, non approverebbero. È che non si può star zitte, si deve dire la propria, soprattutto se sembra che con il proprio parere si possa rendere il prossimo felice e sereno. È così che poi finisco per dire ti sta benissimo e poi guarda, è in saldo, te lo ritrovi anche il prossimo anno, l’ho visto alle sfilate.

Ecco, è da giorni, anzi da mesi che c’è un mondo molto più grande di una cabina prova che non sa che fare di Lana del Rey. Che non sa se prenderla e metterla sul proprio lettore o se lasciarla lì, tra le cose che non vanno bene, come all’uscita di una cabina prova. Cosebelle ne ha già parlato, più volte. Ma, come dicevo, di fronte all’incertezza io mi devo mettere in mezzo e dire la mia.

Forse vi ricorderete di lei per il singolo Kill Kill, uscito qualche anno fa o per il suo precedente nome, Lizzy Grant; oppure, molto più semplicemente, per le sue labbra. La storia più o meno è questa: ragazza americana di provincia prova a sfondare, si fa i capelli platino e si fa delle foto con una chitarra, ci prova, fa pure un disco con una piccola etichetta ma si vede che è timida e ai concerti non se la fila nessuno. La ragazza è caparbia e paziente, investe i suoi dollari (non pochi, dato che è figlia di un facoltoso imprenditore) in qualche iniezione di collagene alle labbra, cambia nome, cambia look, sfrutta il web. Ed ecco il fenomeno Lana del Rey. Vi piacciono le foto quelle un po’ lomo, i video un po’ artigianali e un po’ agée? Beccatevi il video di Video Games. Vi piace il look vintage? Beccatevi i suoi shorts a vita alta, i suoi capelli vaporosi e le sue unghie laccate di rosso e limate a punta. Amate le cattive ragazze? Lana parla spesso di un suo ipotetico passato oscuro e burrascoso, in più, nelle sue canzoni c’è tempo per qualche strale gangsta. Preferite le micette? Ecco che mette il broncio e si lamenta dei ragazzi che non le dedicano troppe attenzioni. Vi piacciono le canzoni sussurrate ma anche quelle pop ma anche quelle un po’ con gli urletti ma pure un po’ di rap non ci starebbe male? Beccatevi il suo ep. Vi piacciono i remix? Ecco l’ultima uscita: Born to die remixata nientepopodimeno che da Damon Albarn. Infine, Lana del Rey ha da poco firmato anche con l’agenzia Next Model Management.

Il 31 gennaio esce il suo primo, attesissimo, lp. Nel frattempo ha fatto una capatina pure al Saturday Night Live dove ha cantato due pezzi e steccato un paio di volte, per la gioia dei tweets di Juliette Lewis. Tutta colpa dell’emozione eh, mica per altro. Dopotutto lo dicevamo anche prima che Lana è una ragazza tanto timida, tranne che sulla sua bio di Twitter “Everything I want I have. Money, notoriety and rivieras. I even think I found God in the flash bulbs of your pretty cameras”. Ma quanta simpatia.

Ciò che più è curioso, è il suo target. Certamente molto ampio, ma intercetta in modo più preciso proprio quel mondo un po’ hipster, un po’ rétro e snob che spesso si vanta di evitare il mainstream come Superman la criptonite. Sì, Lana del Rey questa volta ce l’ha fatta ad arrivare, e come tanti in questi ultimi anni, proprio grazie a un canotto.