R.E.M.

Enrico Ruggeri è uno che la sa lunga, o perlomeno i suoi autori. Mi riferisco al Bivio, quel mitico programma di Italia 1 dove un benzinaio del Minnesota viene rapinato e colpito da dieci pallottole al petto, per cui trascorre sei mesi all’ospedale di cui tre in coma farmacologico ma nel frattempo si innamora dell’infermiera e anche lei si innamora di lui, si sposano nella cappella del nosocomio e hanno quattro figli e adesso vivono felici e contenti in una villetta di legno vicino al torrente. Ad un certo punto la domanda che l’Enrico fa al nostro benzinaio è “Cosa sarebbe successo?”. Cosa sarebbe successo se il nostro povero benzinaio non fosse stato crivellato di colpi? Il destino cinico e baro gli avrebbe riservato un’altra tizia bella e buona uguale che avrebbe conosciuto magari proprio al distributore e con lei avrebbe avuto lo stesso quattro figli e sarebbe vissuto in una casa in riva al torrente, ma senza cicatrici e senza coma farmacologico. Ma vai a saperlo, cosa sarebbe successo.

Il 21 settembre scorso i REM hanno dichiarato il loro scioglimento. Grazie di tutto, è stato bello, stupefacente, ma alla fine meglio che la finiamo qui. Arrivederci. Nooooo come è potuto succedere, dicono alcuni. Chissenefrega, dicono altri. Potevano farlo prima, dicono quelli dell’era meglio la demo. Potevano continuare a suonare, dicono quelli che vanno a vedere tutte le reunion. Cosa sarebbe successo se Jim Morrison non fosse morto anzitempo, glorificando così quei maledetti organetti dei Doors? Probabilmente oggi sarebbero ridimensionati e Jim sarebbe un obeso che un tempo era figo, come molti prima di lui. Cosa sarebbe successo se Michael Stipe e soci non avessero detto stop? Probabilmente niente. Quelli dell’era meglio la demo avrebbero detto ad ogni nuovo disco che i REM sono finiti da mo’, mentre quelli delle reunion avrebbero detto che il nuovo disco è fantastico.

È sempre così, queste faccende dividono. Trentun’anni di onorata carriera chiusi così, con un comunicato. Che fare? Innanzitutto prenderne atto. Non è morto nessuno, fortunatamente, e visto come vanno le cose di questi tempi tra un paio d’anni faranno un tour per cercare di consolare gli inconsolabili. Una cosa è positiva: le reazioni guardano indietro. Tutti a cercare la canzone più bella, l’album più riuscito, il tour più brillante, beccare il punto esatto in cui sono finiti. In pochi stanno ad arrovellarsi su cosa la musica futura ha perso con questo scioglimento. Tant’è.

I REM, per quanto mi riguarda, forse a causa della mia età mi sono sempre sembrati un rock adulto, meno viscerale. Più intellettuale. Diciamo che se dovessi usare uno strumento della storia, la loro linea cronologica era avanti un paio di decenni rispetto alla mia. Per questa lontananza spesso mi sono limitata ad ascoltare i best of e con difficoltà mi sono approcciata ad un disco facendo partire la prima traccia senza mai skippare, soprattutto per quanto riguarda i dischi precedenti ad Out of Time. Ho sempre riconosciuto che Michael Stipe sia un filf di tutto rispetto, nonostante le sue preferenze amorose non mi potessero intercettare. Li ho sempre considerati un monolite della musica statunitense, impegnati, leggermente radical chic, compatti nella loro linea musicale, a parte una Shiny happy people di cui fatico sempre a farmene una ragione. È che non li ho mai sentiti così urgenti per le mie urla, li ho sentiti un po’ troppo tragici per i miei pianti (Everybody hurts), a volte noiosi per la mia idea di pop (All the way to Reno). Ma non riesco a cancellare Nightswimming, Losing my religion, At my most beautiful (nessuno mi ha mai lasciato poesie come messaggi in segreteria, anche se non posso giurarlo, dato che non l’ascolto mai. Mo’ controllo.), Daysleeper, Man on the moon, Lotus, The great beyondBad day, Imitation of life. Non riesco a cancellare le danze spastiche di Stipe, la sua originalità nelle scelte stilistiche e da palco, il suo convinto impegno politico e civile. Non riesco a cancellarli dal garage di Homer Simpson, live nel suo bar durato ventiquattro ore.

Ma non avevamo detto che non era morto nessuno?