Washed Out.

Andate su Google Images e mettetevi a cercare Washed Out. A parte Keira Knightely che fa shopping senza trucco, per il resto vi comparirà un ragazzo belloccio. Presto vi renderete conto che le immagini che ritraggono il suddetto ragazzo belloccio possono dividersi in due sottogruppi, abbastanza omogenei. Nel primo c’è lui con davanti un mac o una consolle o un microfono. Nel secondo, c’è lui immerso in una luce rossastra a volte più accesa altre più sbiadita. Capelli bagnati, mare tranquillo, un sole estivo che tramonta e che irradia tutto con la sua luce. Washed out, aka Ernest Greene, pare amare ciò che poi riesce a codificare nella sua musica. Un suono chillwave glo-fi che pennella in maniera perfetta una di quelle immagini che lo ritraggono. A quanto sembra, non solo al Piccolo Principe piacciono i tramonti, ma anche al ragazzo georgiano. Classe ’83, nel 2009 inizia a fare musica nella sua cittadina di campagna, più precisamente nella sua stanzetta. Viene notato su Myspace e nell’ottobre 2009 fa il suo secondo live di sempre al Santos Party House di NY. Dopo un paio di ep, a luglio 2011 per Sub Pop esce Within and Without, dove si trovano collaborazioni eccellenti come Ben Allen (Animal Collective, Deerhunter, Gnarls Barkley). Se non è una carriera fulminea questa, ditemi voi.

Si potrebbe dire, senza sbagliarsi troppo, che in questa rubrica si sia superata la misura quanto a tramonti, spiagge, mare, party, sabbia tra le dita dei piedi. Si potrebbe dire, senza sbagliarsi troppo, che tutto questo sarebbe ora di archiviarlo. È vero, lo riconosco. Ma rilancio.

Washed Out vale molto di più. Uno, non è adatto al sole abbacinante, quello che fa sudare. È più adatto ad un sole settembrino, come questo. Nostalgico. È adatto ad un sole e a dei colori che non devono essere disturbati da invasati saltellanti sopra i lettini o da vocalist indemoniati che urlano il nome del locale aggiungendo tante vocali e tante acca aspirate. Due, mettetelo usciti dal lavoro, in auto o all’auricolare. Sembreranno tutti più eleganti, più o meno come succedeva con James Blake qualche mese fa. Tre, mettetelo mentre guardate sul piccì le foto delle vostre vacanze appena trascorse, odierete tutti un po’ meno. Quattro, provatelo quando inizia a fare un po’ più freddo e c’è bisogno del plaid sul divano. Cinque, chiunque abbia bisogno di un sound giusto per un defilé, in Washed Out trova la sua colonna sonora ideale. Sei, come si diceva poc’anzi, Ernest è belloccio. Non se la tira, anzi si applaude goffamente da solo durante i live. È un ragazzo di campagna, semplice e a NY si presenta in camicia e maglione girocollo. Da queste parti si apprezza anche il fatto che poi si sia ripreso velocemente e che ora giri con mascagna spettinata, wayfarer e tshirt sdrucita. Si apprezza molto anche che anche in canotta riesca ad essere comunque elegante. Sarà l’aria di campagna. Sette, mettetelo alla prova come colonna sonora per l’ammmore. Come si dice su Pitchfork (e scusate se è poco) questo disco è intriso di suoni “(…) intended for making love rather than fucking”. Se su Dedication non ci scappa una mezza promessa di amore eterno, diffidate da chi vi trovate davanti, oppure dalla vostra ars amatoria.