Caribou.

Ogni tanto, quando è inverno e tutto diventa più complicato, si arriva a pensare che vivere in un telefilm possa essere, oltre che figo, la soluzione. La soluzione alla noia, la soluzione a quelle sere in cui non si sa cosa fare, dove andare. Nei telefilm sanno sempre dove andare. Situazioni perfette dove c’è quello che porta le birre e un altro dice ordiniamo qualcosa al cinese? E tutti dicono subito sì e non c’è quello che borbotta che a lui l’etnico non piace. E poi ci sono i cestini a forma di cibo cinese. Ahahahah. Si ride un sacco tra amici, nei telefilm. Ci si diverte da morire con quei giochi in cui si imitano i titoli dei film che quando io propongo mi tirano tutti dietro delle scarpe pesanti. Se decidono di uscire, capitano sempre in un club dove c’è quella musica perfetta, che in provincia non c’è. C’è nei telefilm.

Perfetta come quella di Caribou. È un’elettronica elegante, quella di Mr Snaith. Forse perché il percorso verso l’elettronica non passa solo attraverso programmini al computer o campionatori, ma piuttosto è ricerca del suono perfetto. Swim di Caribou è come uno Stargate che una volta fatto suonare, porta altrove. Non è suono meccanico portato all’eccesso. È raffinato, ben dosato. Atmosfere sixties lasciano il passo a qualcosa di più minimale, ma senza scossoni, senza storcere il naso. Come nei telefilm.

Che Caribou fosse un tipo originale lo si era già capito. Nel 2007 ha scritto Andorra inspirandosi ad una canzone che lo faceva piangere ogni volta, This will be our year, degli Zombies. In Swim questa originalità si è mantenuta. Campane tibetane, arpe, flauti, archi, collaborazioni eccellenti. Una «dance che suonasse come se fatta in acqua», dove i suoni «sbattono tra di loro come onde, e ricadono nella musica», come dice lo stesso Dan Snaith.

Il gusto per la ricerca si nota molto anche nello stile di Snaith. Non appena toglie la t-shirt, pass-partout da palco, indossa abiti più sofisticati: pantaloni a zampa, camicie e occhiali anni settanta. Sarà che è canadese, ma a Dan perdoniamo anche il capello un po’ svuggente.

Siccome è un po’ che tutti si mettono lì a girare pomelli e a fare elettronica con il mec, ascoltare Swim serve per capire che l’elettronica non è tutta uguale. E che se la si suona bene non siamo ancora stufi di ascoltarla.

Must listen: Bowls, Odessa.